Pratica che fa vivere appieno le realtà.

Erano tempi in cui non ci si curava tanto del divenire, quanto del progredire: tali e tanti erano i doveri d’assolvere per far migliorare l’appezzamento di terreno, ottenuto con stento e azzardo. L'intimo legame esistente fra lo spirito familiare e la conservazione della terra non era affatto l'enigma della famiglia grazie alla forza della fede e la certezza dell’assistenza dello spirito nell’agire quotidiano. Lo spazio di tempo considerato, nel nostro caso, comprende tre generazioni: la mia, nel periodo adolescenziale, quella di mio padre in età matura e quella di mio nonno, ancora prestante e di una certa vigoria. In virtù della vivacità e del suo agire secondo il criterio di prudenza ed equilibrio, lo facevano restare ancora saldo nella funzione di capo carismatico. L'obbedienza era totale in riguardo alla serietà e alla saggezza, resa manifesta, nell'operosità che non dimostrava né limiti né dipendenza con la competenza del proprio valere.

Tal quale denota somiglianza, prossima quasi a eguaglianza, l’attuale generazione di cui una discendenza, anch’essa salda e vieppiù disciplinata. Ora, la primavera ormai arrivata si mostra con una bellissima esplosione di colori e sapori. L’aria è calma e tranquilla, turbata raramente da qualche temporale improvviso, altrettanto si può dire del temperamento che non è di certo irrequieto. La bellezza del periodo in cui si esprime rimane impressa nelle persone che ameranno tutto ciò che è bello e gustoso le cui doti principali sono la concretezza e la tenacia. Persona pratica che sa vivere appieno le realtà di una vita materiale senza perdersi d’animo. Non c’è segno che sia più paziente di fronte alle avversità di chi sarà sempre pronto a costruire dal nulla la sicurezza sua e delle persone a cui tiene. È carnale, ha bisogno di assaporare, toccare e godere di quello che la vita terrena può offrirgli.  

Quante conquiste dello spirito divengono, «stinte e fin estinte per colpa della superficialità, della distrazione e dell'ingratitudine. Si dice che ciò può essere opera del tempo; ma troppe cose buone, e troppe ardue opere, si sogliono attribuire al tempo, cioè a un essere che non esiste… Di solito si dice anche che è proprio la polvere del tempo a cancellare o almeno a scolorire i ricordi; anzi, si ripete spesso che il tempo guarisce persino le ferite ed elide le amarezze e gli odi».

 

 

Fonte: Frammenti di etica di Croce

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