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Le 24 chiavi della crescita. Come creare un business digitale scalabile e redditizio

Le 24 chiavi della crescita. Come creare un business digitale scalabile e redditizio è un libro di Daniel Priestley uscito in Italia nel 2018 per ROI Edizioni.

L’autore è il fondatore di Dent Global, un business accelerator tra i più importanti al mondo e con il focus sulle aziende di medie dimensioni non operanti nell’ambito tecnologico.

Questa specifica è importante perché una delle cose che più ho apprezzato di questo volume è la concretezza e l’applicabilità generale di tutte le cose che vengono trattate.

Infatti, pur non condividendo sempre tutte le affermazioni, l’ho trovato un libro di veloce lettura e molto rivolto a chi il business lo fa in diretta, come accade per gli imprenditori.

L’ASSUNTO DI BASE: PENSARE AGLI ASSET

Il punto fondante del libro è la considerazione che tutte le aziende fanno dei percorsi piuttosto simili e che si fondano sulla corretta gestione dei propri asset.

le 24 chiavi del successo

Secondo l’autore, le aziende in difficoltà sono ossessionate degli strumenti mentre quelle di successo sono ossessionate dagli asset.

Gli asset infatti sono qualcosa che deve essere scalabile e che deve garantire il successo anche se le persone cambiano o quando l’imprenditore si assenta per un certo periodo.

Una considerazione interessante, e che farebbe bene al pensiero di molte aziende, è che spesso è utile confrontarsi con settori completamente diversi dal proprio, che possono mettere in luce degli asset e del valore che sia sotto gli occhi e che invece non si valutano.

I 24 ASSET E LORO QUALITÀ

Priestley razionalizza gli asset in 24, divisi in una serie di categorie logiche:

  1. Asset di proprietà intellettuale
  2. Asset di brand
  3. Asset di mercato
  4. Asset di prodotto
  5. Asset di sistema
  6. Asset culturali
  7. Asset finanziari

Correttamente infatti l’autore rileva che non esiste una singola cosa che crea il valore di un’azienda, il valore si crea nell’ecosistema degli asset.

Un ecosistema inoltre è molto più difficile da copiare rispetto a singoli elementi.

Per ciascuno di questi 24 asset poi vanno considerati:

  1. La qualità degli asset per ciascuna categoria, degni di nota, che portano valore e che siano facilmente scalabili
  2. Il risultato desiderato, perché non tutte le aziende hanno gli stessi obiettivi e le stesse dimensioni
  3. La capacità di fare fruttare gli asset, per portare la qualità al livello dell’obiettivo desiderato, coinvolgendo i giusti professionisti e fornitori

 

LA CREAZIONE DEGLI ASSET

Dopo la trattazione in dettaglio dei 24 asset l’autore passa a ragionare della creazione degli asset.

La prima domanda è capire quali sono quelli più importanti da cui partire, perché ogni azienda li deve sviluppare tutti ma deve averne alcuni su cui fondare tutto il resto.

Poi occorre ingaggiare fornitori esperti e di successo che renderanno più facile la creazione degli asset, in quanto non bisogna essere esperti di qualunque cosa e bisogna affidarsi invece a chi conosce le tendenze del settore e sa produrre elementi che mantengono il loro valore anche quando ci si ritira dall’azienda o si vuole andare semplicemente in vacanza.

Questo punto del ricorso ad esterni che possono aiutare è molto importante perché invece a volte si tende a sviluppare le cose in modo autarchico e autoreferenziale e a fallire anche per questo motivo.

Un altro punto non nuovo ma importante e legato in modo convincente al resto nella trattazione è la creazione dell’ambiente di lavoro giusto.

L’ambiente determina le prestazioni e non caso molto si sta scrivendo in questo momento nella comunità di business internazionale su concetti come l’employee experience e la collaboration.

Infine l’autore tratta quelle che secondo lui sono alcune grandi onde, fenomeni macro demografici ed economici che stanno determinando gli avvenimenti del nostro tempo e invita a saper cavalcare e gestire queste onde non essere sommersi.

In alcuni passaggi qui ho trovato, a mio avviso, delle semplificazioni ma il quadro di insieme ha diversi punti condivisibili e può dare spunti di metodo.

Gianluigi Zarantonello via https://internetmanagerblog.com