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La prima generazione dei surfer, la mia.

La mia generazione, quella sul liminare tra millennial e i boomers è quella generazione di contatto che più ha sentito sulle spalle, nella mente e nel cuore il passaggio di paradigma all’epoca post industriale - per definirla con Daniel Bell.
I cambiamenti sono stati così radicali e forti che alcuni non sono neanche stati elaborati e metabolizzati ma acquisiti e incamerati.

Le difficoltà incontrate da questa generazione vengono ben raccontate da Doug Coupland nel suo famoso romanzo “Generazione X” e così, chi è nato come me tra il 1965 e il 1980 fa parte di quella generazione che è rimasta schiacciata tra le due generazioni senza riuscire a evolvere e neanche a prendere il treno dei boomers: appunto “Generazione X”.
Della generazione X Coupland ne parla benissimo e la descrive in maniera egregia evidenziandone i problemi: «viviamo vite piccole e di periferia; siamo ai margini, e ci sono molte cose alle quali decidiamo di non partecipare». Una generazione "di ragazzi consapevoli di appartenere all’evoluzione del ceto medio" e quindi «ignorati dalla storia». Prendiamo ad esempio Karen, la protagonista del racconto che entra in coma nel 1979 per risvegliarsi nel 1998 che chiede ai suoi amici «A cosa serve l’efficienza se ci si ritrova a vivere con grande efficienza una vita senza senso?». E poi c’è la politica «è qualcosa di scontato, irrilevante e insignificante, completamente inutile per risolvere gli attuali problemi sociali, e in molti casi addirittura pericolosa». E poi c’è l’ambiente circostante, un grande enorme centro commerciale in ogni via principale delle città ma inutili «dal momento che i centri commerciali sono uguali dappertutto»).

Molti si riconosceranno in questa definizione. Ma ad altri starà stretta.

Infatti io non appartengo ad una generazione, non mi rappresenta nessuna classificazione classica perché ho un legame mentale, dell’agire e del sentire con tutta una serie di persone. Non è possibile collegare queste persone tra loro per via della data di nascita, per anagrafica, ma solo per le modalità d'azione che hanno scelto.

È uno modo d’agire che lega tra loro persone nate chissà quando: sono tutti quelli che hanno vissuto in pieno la terza rivoluzione industriale, surfando sulle onde della “disruption” cavalcando l’energia che ha modificato, veramente, tutto.

È una generazione di “Surfer” che comprende tutti quelli che la rivoluzione della globalizzazione delle reti elettroniche l’hanno domata salendoci sopra e percorrendola, sapendo modificare il proprio modo di agire e agendo sul modo di agire degli altri.
Siamo la generazione che ha contribuito a costruire l’internet e ha scritto le regole del gioco, fondando startup tecnologiche che oggi guidano questo pazzo mondo in continua trasformazione.
Si tratta di una generazione che vive sulla tavola da surf (a volte anche realmente) e che continua a salire e scendere dalle onde, ad aspettare quella giusta per prenderla in corsa e poi essere pronto nuovamente a ripartire alla caccia della prossima onda e riprovare, cadere e rialzarsi e riprovare ancora.

È una generazione che si distingue per essere sempre in continua trasformazione, con la consapevolezza che tutto ciò che si è imparato ieri, se non viene messo in discussione, rivisto, negoziato, ampliato, non gli servirà neanche per mantenere lo status quo.

È la prima generazione cosciente del fatto che si è in continua evoluzione, progressione, mutazione e che non può rimanere ferma, non tanto a causa di un iperdinamismo, ma quanto perché coscienti di vivere una continua corsa insieme al tempo.

Quello che distingue la generazione dei surfisti, rispetto alle precedenti è che questa è cosciente del fatto di essere qualcuno e non di “esser stato o esser diventato”, disposta a mutare costantemente e aspettare una nuova onda da cavalcare.

I surfer vivono in mezzo alle altre generazioni, ribadisco, sono legati tra loro da un’intento d’agire diverso, non da una fascia d’età.
Le caratteristiche principali dei Surfer è la ricerca costante e perenne della prossima onda.
Se la generazione dei boomer si è incollata alla sedia che ha contribuito a creare una volta arrivataci, i Surfer sono consapevoli che costruiranno posizioni che lasceranno in breve tempo per poterne costruire altre, facendo della precarietà una scelta consapevole della propria vita.

I Surfer hanno uno strano rapporto con la politica: se vi entrano lo fanno come per poco tempo, intenzionati a modificare radicalmente le cose in modo veloce e repentino; altrimenti partecipano alla società civile dando energia a posizioni di innovazione e rinnovamento.
I Surfer hanno uno strano rapporto anche con la formazione: per loro è un modo di essere, mettono in discussione il proprio sapere ogni momento e non vivono per accumulo di conoscenze ma per sottrazione e sovrapposizione delle stesse.
I Surfer sono coscienti che la società della conoscenza è governata dall’algoritmo e quindi ne rifuggono cancellando la cache, navigando in anonimo e rimescolando le carte del sapere appena possibile.
I Surfer usano il lavoro per procurarsi piaceri: viaggi, svaghi, passioni, l’importante è che siano ravvicinati — anche se brevi — intensi e fragorosi.

La definizione più interessante di tutto ciò l’ha data Bauman nel libro la “Società liquida”: persone consce di dover rinegoziare tutto, sempre e fluttuare nel mare. Però la "società liquida” fluttua. I Surfer cavalcano.

Siamo la generazione che è cosciente di dover inventarsi nuovamente domani e di avere sempre il pensiero immerso nel futuro.

È la prima generazione Surfer, le altre costruiranno, su questa base, un loro modo di esistere e sarà ancora una volta interessante da scoprire.

 

È ovvio che il discorso non si esaurisce in queste poche righe e che meriterebbe maggiore approfondimento, ma magari ci torneremo nei prossimi post.