La qualità è rock, ma il fallimento non è lento

Vagando pensieroso e rimirando il cielo di Palermo ad ottobre di un azzurro ancora estivo, l'impiegato della Fiat ormai da mesi in cassa integrazione si chiede perplesso se quella laurea non avrebbe fatto bene a prenderla invece che accettare quel posto di venditore di auto.

D'altra parte, quali sarebbero le conseguenze di un'uscita della Fiat dalla produzione di automobili?

Soltanto quella di vendere gli impianti al migliore offerente fra i produttori europei o asiatici: l'Italia è un ricco mercato e certamente i nuovi proprietari rilancerebbero gli impianti migliori chiudendo o ricostruendo quelli obsoleti e improduttivi.

Non c'è nulla di male, o di cattivo, nel fallimento economico: si compete. E se non ce la si fa a competere, si esce dal mercato. E' la forza e la grandezza del libero mercato: la qualità dinamica che crea e che distrugge. La creazione distruttrice di Schumpeter.

Parafrasando Marcello De Cecco, per convincersi dell'opportunità del fallimento basta guardare agli impianti della Honda in Abruzzo: non solo costruiscono scooter di successo; ma lì i giapponesi hanno contribuito a creare dal nulla una vera e diffusa cultura industriale ('E perché è stato possibile questo? Perché la Honda ha paura di essere cacciata dall’Europa e dall’Italia, non fa parte del territorio, e le riesce abbastanza difficile strizzare l’occhio al sindacalista o al politico locale . Perciò si è circondata di gente locale che divide il suo destino e la difenderà da improvvide decisioni del governo centrale, di quelli locali, dei sindacati degli imprenditori e dei lavoratori').

Non farlo, significa fare come Alitalia che ogni 3 mesi -- pur di non procedere con i necessari tagli drastici del personale e delle rotte -- è costretta a riscrivere il piano industriale; chiedere al Tesoro una ricapitalizzazione o un prestito alle banche per poi ritrovarsi costretta persino ad... ipotecare i propri aeroplani.

Un'impresa di successo conviene a tutti: tenerne a galla una morente che perda centinaia di milioni di euro ogni anno significa soltanto che le banche (o i contribuenti) pagheranno i debiti al posto degli azionisti insolventi; e in entrambi i casi a pagare attraverso servizi bancari più costosi e uno spreco delle risorse pubbliche saranno i cittadini nella veste tanto di clienti che di contribuenti.

Ma il costo che la mancata dichiarazione di fallimento della Fiat impone alla società italiana supera di molto quello pagato direttamente dai cittadini ad un'azienda per la quale la General Motors ha accettato di pagare 2 miliardi di dollari pur di non entrarne in possesso.

I vecchi proprietari, ad esempio, conservano da decenni un interesse nell'editoria che li vede proprietari de La Stampa, azionisti del Corriere della Sera oltre che, tramite legami di parentela, da sempre legati alla proprietà de la Repubblica. Uscendo dalla produzione di automobili, potrebbero scegliere di concentrarsi sull'editoria liberando l'informazione economica da conflitti di interesse con esiti spesso ridicoli.

In una recente intervista Paolo Mieli, ad esempio, sosteneva ancora come Dagospia fosse nato all'Espresso. Ma, in realtà, il sito di informazione più visitato d'Italia nacque a causa della chiusura della rubrica di gossip che il fondatore del sito curava su l'Espresso: la proprietà del giornale non aveva gradito che sil suo autore avanzasse una bonria ipotesi sgradita sull'allora maggiore azionista della Fiat.

Ma l'autore in questione era un ragazzo pieno di fantasia che aveva frequentato le lezioni universitarie sulla comunicazione del grande Beniamino Placido e, ritrovatosi senza lavoro, trovò nell'esempio del Drudge Report lo spunto per il suo sito.

Oggi, per trovare informazione economica realmente interessante , tutti gli operatori economici vanno su Dagospia.

E d'altra parte per capire quanto i giornali italiani abbiano bisogno di un profondo rinnovamento all'insegna dell'indipendenza e della libertà, è sufficiente ricordare come mai i nostri quotidiani non abbiano mai dato notizia della crisi di Parmalat -- fino al deflagrare della crisi -- quando tutti sapevano che la Parmalat non pagava da tempo nemmeno i fornitori del latte.

Di seguito, quindi, ecco le due analisi formidabili analisi scritte da Alessandro Penati (su la Repubblica) e da Antonio Tombolini sulla vicenda del riacquisto delle azioni Fiat da parte del vecchio azionista, ripensando al quale il nostro impiegato di sopra troverà lo spunto per iscriversi a quel nostro corso di management.

Penati: 'Piazza Affari: Un mercato da cui fuggire'

Scrive Penati: 'In Italia, con solo 184 milioni si può acquisire il controllo di una società che vale 9 miliardi. Lo ha appena fatto la famiglia Agnelli.

A tutti gli investitori che in questi mesi hanno comprato e venduto senza sapere cosa stava succedendo, consiglierei di cambiare mercato: Piazza Affari sembra destinata a fare la fine del dodo, il simpatico uccello scoperto alle Mauritius nel 1600, ma estinto solo otto anni dopo a causa dell'ingordigia dei colonizzatori olandesi. A sette anni dal varo di quel Testo Unico sulla Finanza che voleva rendere efficiente il mercato finanziario, temo che l´orda di furbetti nostrani ne stia facendo irreparabilmente scempio.

A fine aprile, Fiat valeva appena 4,5 miliardi. Il management, negoziando abilmente con Gm, Italenergia e banche creditrici, stava risanando la struttura finanziaria. E con altrettanta abilità, stava convincendo gli azionisti che Fiat, da sola e senza interventi straordinari, poteva tornare a fare utili. Un´occasione che gli Agnelli, giustamente, non volevano lasciare ad altri.

Tipicamente, in questi casi, l´azionista di controllo lancia un'Opa volontaria, con l´aiuto di qualche banca o fondo di private equity, ritira la società dal mercato perché sottovalutata, la risana, per poi ricollocarla in Borsa a un prezzo più elevato. Ma la famiglia Agnelli non è interessata solo al profitto. Vuole mantenere i benefici privati del controllo (quale sarebbe il loro peso specifico senza la Fiat?), con minimo esborso e rischi limitati (cioè, dopo che le banche hanno convertito il debito).

Così chiedono a Merrill Lynch di rastrellare anonimamente l'11% del capitale. Alla scadenza del convertendo, una holding lussemburghese di famiglia, Exor, ritira le azioni da Merrill Lynch a 5,6 euro, per rivenderle immediatamente a 6,5 a Ifil. Una plusvalenza di 91 milioni. Esentasse. Ifil sborsa 535 milioni, ma con una plusvalenza implicita, in quel momento, di oltre 100 milioni, a ridurre il costo dell´operazione. Data la quota degli Agnelli in Ifil (64%), l´impegno di loro pertinenza è di 275 milioni; tolta la plusvalenza Exor, ne restano 184.

Le banche hanno sostenuto costi e rischi del risanamento, accettando di convertire i crediti in azioni. Succede spesso nei dissesti: diventando azionista, il creditore elimina il pericolo di una crisi di liquidità, e concede all´impresa il tempo per ristrutturarsi. In cambio, richiede che il debito sia convertito a un prezzo conveniente, per compensare il rischio col potenziale rialzo dei titoli, e con la possibilità di incassare il premio di controllo, se il risanamento ha successo. Ma in Fiat le banche hanno fatto esattamente il contrario: si sono accollate il rischio e, per ricompensa, pagano un lauto premio (oltre 700 milioni) per un controllo che non avranno; lo pagano, indirettamente, proprio all´azionista che aveva portato l´azienda al dissesto.

E si ritrovano in mano una quota di minoranza, che non possono liquidare senza far crollare il prezzo: già ora perdono un quarto del valore dei loro crediti. Per salvare un´azienda e sostenere il management, non c´è bisogno di fare regali all´azionista di controllo. Col quale si congratulano pubblicamente per l´operazione: aggiungendo un tocco di comicità nella vicenda'.

Tombolini 'FIAT: La finanza spiegata al parco buoi'Scrive invece Antonio Tombolini: 'Ripassiamo velocemente quel che abbiamo imparato nelle scorse puntate del nostro caso FIAT:

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Prima puntata, dove si impara che vi è un'unica certezza: la FIAT va male, va molto male, va definitivamente male.

Seconda puntata, dove si impara che pur di tenere in stato di vita apparente il cadavere della FIAT, dopo aver bruciato un'infinità di soldi dello Stato, ci pensano le banche, prestandole 3 miliardi di Euro in cambio di carta straccia (cioè azioni FIAT in garanzia).

Terza puntata, dove si impara la fondamentale prima legge di Simplicissimus, in base alla quale in borsa (come quasi ovunque) i furbi sono pochi e gli idioti sono molti; dalla cui legge si ricava che in presenza di un picco in alto i molti idioti stanno comprando un mare di azioni dai pochi furbi, mentre in presenza di un picco in basso i molti idioti stanno vendendo tutte le loro azioni ai pochi furbi.

Quarta puntata, dove si impara che - chissà perché - le banche che prestano i 3 miliardi di Euro a FIAT decidono di valutare un'azione FIAT a 14,40 Euro contro gli effettivi 12 Euro che vale nel giorno dell'accordo, e contro gli effettivi 8,70 Euro che vale il giorno della erogazione del prestito alle casse FIAT; e dove si impara pure che le banche sono furbe due volte, perché oltre a essere furbe, di mestiere danno consigli su cosa e quando comprare agli idioti, e dunque possono procurarsi idioti quando vogliono (e non illudetevi: le fregature che hanno piazzato coi titoli Argentina e Parmalat non sono abbastanza, per degli idioti veramente incalliti come gli investitori privati italiani); e dove si impara infine che con quel prestito le banche si sono tolte di tasca 3 miliardi di Euro per darli a FIAT, riempiendole di carta straccia, nella consapevolezza di avere tre anni di tempo per rivendere quella carta straccia agli idioti, magari guadagnandoci pure qualcosina: e infatti da quel momento le banche cominciano a comprare e vendere azioni FIAT a rotta di collo, come non era mai successo prima.

Quinta puntata, dove si impara che la FIAT ha più di 32 miliardi di Euro di debiti, e che questa cifra supera di 6 volte il capitale netto di FIAT; detto in altre parole: se la FIAT non avesse debiti, oggi uno potrebbe comprarla con poco più di 5 miliardi di Euro. Peccato che poi invece i debiti ce li ha, e comprata la FIAT con quei 5 miliardi, dovrebbe tirarne fuori altri 32 per saldare i debiti: come si può capire, un'azienda che fa gola, no?

Sesta puntata, dove si impara che, essendo ormai vicini all'epilogo (il prestito, e quindi la sua conversione in azioni, è in scadenza il 20 settembre), i furbi (e cioè le banche con la complicità della famiglia Agnelli e del management aziendale, che sono poi ancora la stessa cosa) danno fondo a tutte le loro ultime risorse per sostenere il bluff: prima tra tutte la (il) Grande Punto (interrogativo).

E siamo finalmente a oggi. Tenetevi forte, vi raccomando ancora una volta, l'ottovolante non è per tutti.

Le azioni FIAT hanno toccato ieri un nuovo massimo, a 7,70 Euro, valore che non raggiungeva dal gennaio 2003. I volumi di scambio sono stati molto elevati, come in tutto questo periodo (e come resteranno fino al 20): moltissimi idioti ieri hanno comprato moltissime azioni FIAT dai pochissimi furbi che le hanno vendute. Ma non tutte. Ne hanno ancora un bel po' da vendere.

Non è finita. Pare che (bisogna dire così perché si sa che in Italia le norme non sono mai così precise), pare proprio che il giorno 20 le banche dovranno iscrivere nei loro bilanci le azioni FIAT, che riceveranno al posto dei 3 miliardi di Euro che hanno dato in prestito tre anni fa, al valore che avranno il giorno 19. Se il valore sarà molto basso, nei bilanci dovranno iscrivere grosse perdite, e questo non sta bene. Se invece saranno alti, beh, magari riescono a farci anche bella figura. Diciamo che le banche continueranno ancora per i prossimi giorni a tenere su il morale degli idioti, a tenere su il bluff.

Un po' di numeri: con le operazioni di speculazione effettuate nel corso di questi tre anni, le banche sono riuscite ad abbattere il costo di acquisto di quelle azioni-carta-straccia dall'iniziale 14,40 Euro a poco più di 10 Euro. Ecco, se il 19 settembre la quota FIAT fosse il più vicina possibile a quei 10 Euro, così da mettere a bilancio un bel pareggio, non sarebbe male (per loro). Se poi si arrivasse addirittura a qualcosina di più... magari ci guadagnano pure!

Ma è pensabile che le azioni che oggi valgono 7,70 possano arrivare in 6 giorni a 10 Euro? E' possibile che guadagnino il 30% in sei giorni mentre sono già ora ai massimi mai toccati da 20 mesi a questa parte?

Tutto è possibile in borsa, e la risposta è: dipende, e vi spiego pure da cosa dipende.

Quello in corso è un bluff, non lo dimentichiamo. Perché abbia successo il bluffeur non può porsi limiti al rilancio, perché al primo tentennamento il bluff verrebbe scoperto, e tutto crolla.

Il bluff in corso consiste nel far credere agli idioti (è già riuscito molte volte in passato) che questa è la volta buona, che stavolta la FIAT riparte davvero, che la FIAT (come dice Lapo) è tornata figa, molto figa.

Per sostenerlo sono state già spese molte carte: il presidente è nientepopodimenoché LucaCorderodiMontezemolo, quello che vince tutto con la Ferrari, e che adesso la Ferrari perde proprio perché lui, poverino, è tutto concentrato nel rilancio FIAT; abbiamo la Grande Punto, il modello della svolta definitiva, l'auto del secolo ecc. ecc.; abbiamo la partnership con la Ford (che poi si riduca al fatto che la Ford ha deciso di comprare dalla FIAT un po' di piattaforme della Panda invendute, a prezzi di realizzo, per farci sopra la Ka, questo non lo racconta nessuno); abbiamo (per i più rompiballe e scafati tra gli idioti) un bilancio semestrale scintillante, con risultato operativo positivo e debiti che presto scenderanno sotto il 50% (che poi l'uno e l'altro risultato dipendano dall'ultima tranche del regalo di 2 miliardi di dollari fatto da GM pur di togliersi la FIAT dalle balle, e dai 3 miliardi di Euro prestati gratis dalle banche senza bisogno di restituirli, cose che non accadranno mai più, questo nessuno lo dice; che poi il debito sotto il 50% sia quello prodotto nell'anno, ma che i debiti totali siano il 600% del capitale, questo nessuno lo dice; e che in questo splendido semestre la FIAT sia riuscita a vendere l'1% in meno del già disastroso anno precedente, questo nessuno lo dice).

Ecco, tutte queste carte sono state giocate. E hanno portato a 7,70 Euro. Per arrivare a 10 Euro c'è ancora un 30%. E ci sono solo 6 giorni. Per rilanciare fino a 10 Euro bisogna spararne una grossa, molto grossa.

Ecco a cosa stanno pensando ora i vertici del management FIAT e quelli delle banche coinvolte: raccontare che la Punto è l'auto del secolo era grossa, molto grossa, e gli idioti l'hanno bevuta; spacciare la svendita a Ford di un po' di ferraglia invenduta come fosse la joint venture del secolo era grossa, molto grossa, e gli idioti l'hanno bevuta; far passare un semestre in cui riesci a vendere meno che l'anno scorso come il semestre del rilancio era grossa, molto grossa, e gli idioti l'hanno bevuta.

Adesso ne serve una ancora più grossa, e serve subito. Non solo: Montezemolo ne ha già sparate, il tandem Berlusconi-Prodi è già stato usato per spararle sulla Grande Punto... servirà anche qualche pezzo grosso, molto grosso, per spararla grossa abbastanza.

Se l'hanno trovata, preparatevi a sentirne parlare un po', ma discretamente, già tra questa sera e domani, il 14, e in maniera più potente il 16 sera (è venerdì), e a leggerla e sentirla sparata su tutti i titoli di stampa e TV il sabato e la domenica, 17 e 18: e vedrete frotte di idioti ammassarsi e litigare per comprare azioni FIAT fino alla sera di lunedì 19. E vedrete i grafici impennarsi come non li avete mai visti in vita vostra.

Se per domani sera o al più tardi giovedì mattina non avrete sentito niente, vorrà dire che hanno mollato, che basta così, che una grossa quanto quella che ci vorrebbe non l'hanno trovata. E vedrete i grafici placidamente trastullarsi tra 7,50 e 8 Euro.

Ma poi, dal 20 settembre in poi?

Beh, qui non è più finanza, idioti miei amatissimi. E' ottovolante. E sapete tutti com'è fatto l'ultimo tratto dell'ottovolante, no?

The Matrix Zion
Siamo in aprile. Il titolo FIAT precipita sotto i 5 Euro. L'amministratore delegato della FIAT Marchionne compra 1 milione di Euro di FIAT per dimostrare che lui ci crede, e tutti si scappellano e gli fanno i complimenti. Marchionne compra tutte quelle FIAT a quattro soldi, sapendo già che le banche convertiranno il prestito in azioni, e che dunque dovranno far salire il titolo. Si chiama insider trading, reato penale gravissimo. In un altro paese sarebbe sufficiente questo per la galera.
Nell'aprile 2005 la FIAT crolla sotto i 5 Euro. I giornali scrivono che tutti vendono, senza notare che se molti vendono, ci sarà pure qualcuno che compra. Nell'aprile 2005 , una società lussemburghese, la Exor, compra il 10% di tutta la FIAT a prezzi stracciati (attraverso una cosa complicata che si chiama equity swap, ma quello è). Per acquisti di questa entità c'è obbligo di comunicazione alla CONSOB, e invece nessuno comunica niente e nessuno ne parla. In un altro paese sarebbe di nuovo galera.
E' il 16 settembre, pochi giorni fa. IFIL, l'azionista di controllo della FIAT che fa capo alla famiglia Agnelli, comunica che procederà all'acquisto dell'8% di tutta la FIAT per mantenere la sua quota al 30% anche dopo l'ingresso delle banche in seguito al convertendo. Dice che lo farà perché la famiglia crede nell'azienda, e si impegna investendo ancora le sue risorse. Indovinate da chi compra tutte quelle azioni la IFIL? Da Exor (vedi sopra). Le compra a 6,50 Euro, mentre in borsa, per gli idioti, sono a 7,50-8,00. Del resto Exor può venderle a un prezzo così basso, perché le aveva comprate ad aprile, ricordate?, a meno di 5 Euro.
Ma chi è 'sta Exor? O meglio: di chi è 'sta Exor, società con sede in Lussemburgo? La Exor appartiene per il 70% alla Giovanni Agnelli & Co., e per il rimanente 30% alla IFI. Che a sua volta appartiene alla Giovanni Agnelli & Co. Il tutto può essere dunque tradotto così: la famiglia Agnelli con la faccia da Exor ad aprile compra il 10% della FIAT a meno di 5 Euro senza dire niente a nessuno. Il 16 settembre la famiglia Agnelli con la faccia da IFIL compra dalla famiglia Agnelli con la faccia da Exor l'8% di FIAT a 6,50 Euro, ad un prezzo cioè del 13% inferiore a quello di mercato.
La famiglia Agnelli dichiara che con questa operazione vuole dire al mercato che è tutta impegnata e concentrata sul rilancio dell'azienda. La famiglia Agnelli con la faccia da IFIL rivenderà queste azioni agli idioti a prezzi di mercato, guadagnandoci, mentre la famiglia Agnelli con la faccia da Exor ha già messo in tasca un sacco di soldi vendendo alla famiglia Agnelli con la faccia da IFIL le azioni che aveva comprato (naturalmente con soldi prestati dalle banche) ad aprile.

Gli idioti tutti uniti, con in testa sindacati dei padroni e dei lavoratori uniti nella lotta, nonché la stampa specializzata e il Paese tutto, plaudono convinti al senso di attaccamento aziendale della famiglia Agnelli.

Viva l'Italia'.

Per saperne di più

Mario Rosso, Fiat: storia di un fallimento.

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