Cinque anni di Quality Report

Sono passati 5 anni da quando scrissi "Quality Report 1.0" commentando il lavoro di Mimmo De Masi e quello di Jack Elkington. Da allora, ho pubblicato on-line più di 100 column e il numero di lettori di ogni mio nuovo articolo ha da tempo passato i 10.000.

In media, ogni anno il Quality Report ha 100,000 pagine viste; mentre il numero totale di pagine viste supera 300.000. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza Internet. On-line gli articoli archiviati continuano a ricevere migliaia di visite mensili e si ritrovano linkati in centinaia di altri siti web, forum, newsletter.

Dal marzo di quest'anno, anche su Comunitazione.it, il sito dedicato da Luca Oliviero ai professionisti della comunicazione.

Il mio articolo più letto, "(Quality) Managers: Ever heard of Robert Maynard Pirsig?", ha ricevuto oltre 500.000 visite.

In generale, quando iniziai a pubblicare sul web i miei articoli nel 1998, ero probabilmente fra le cinque o dieci persone che in Italia pubblicavano su Internet argomenti di interesse manageriale. La webzine TiConzero dei miei amici Giacomo Silvestri e Angelo Fanelli alla Bocconi nasceva in quell'anno; e così per Managerzen.it.

I temi economici e manageriali erano clamorosamente trascurati: L'Impresa non aveva ancora ripreso le pubblicazioni; e in Italia non esisteva ancora un magazine economico (arriverà Economy). Dagospia, due anni dopo, incontrerà -- con stupore del suo stesso fondatore -- la sete di informazione economica che nel nostro Paese è stata pressoché inesistente dal dopoguerra ai primi anni 2000.

"Le loro piccole storie"

"Fa tristezza -- diceva nel 1951 una favolosa Vivien Leigh nei panni di Blanche DuBois in Un tram chiamato desiderio -- vedere i giovani fronteggiare le piccole cose della vita come se fossero i primi ad averle vissute. Eppure la letteratura mostra proprio questo".

Con la letteratura manageriale, è lo stesso. I giovani italiani generalmente non conoscono né il management né la professione manageriale; i libri sono pochi, generalmente tradotti, e quasi tutti riportano come nuove idee e argomentazioni che 10 anni prima un altro libro aveva considerato tali.

Il Quality Report si oppone a questa realtà. I concetti vengono veicolati attraverso le storie delle persone e delle vicende che li crearono. E restano facilmente accessibili e sempre alla stessa URL dalla data della loro pubblicazione.

Oltre a criticare l'ISO 9000 e la certificazione d'impresa, i miei articoli hanno continuano ad espandersi fino ad includere i giornali online e la crisi del commercio tradizionale e oggi vengono letti tanto dai giovani ai primi passi nel mondo del lavoro che da manager maturi che poi mi scrivono le loro idee tanto sulla crisi energetica quanto della comunicazione d'impresa.

In ogni caso, grazie agli insegnamenti del grande Jakob Nielsen, lo fanno su un sito facilmente usabile ed egualmente facile da accedere rapidamente con qualsiasi collegamento a Internet.

Auspici e predizioni

Nel 2002, ho scritto la column "Istituto italiano di management?" proponendo di fondare rapidamente un Istituto pubblico di formazione manageriale per la classe dirigente del Paese: ma senza successo. Sei mesi prima, di nuovo senza successo, auspicavo l'elezione di Leoluca Orlando a presidente della Sicilia.

Nel marzo di quest'anno in "Nichi. Il ragazzo giusto" ho previsto l'elezione a presidente della Puglia di un formidabile uomo politico cui quasi nessuno -- date l'omosessualità e il dirsi comunista -- prevedeva l'elezione in una Regione del nostro Meridione; così come ne "I siciliani: Un popolo di ignobili?" ho previsto la fine del monopolio elettorale della Destra in Sicilia ormai sempre più reale con le recenti elezioni del sindaco di Messina e la partecipazione di massa alle elezioni primarie del Centrosinistra.

Ad aprile la column "Il marketing, la fine della pubblicità e Tenutazangara.it" è stata usata come spunto da Giulio Malgara per il suo discorso al summit della comunicazione di Mediaset; mentre l'intervento di Francesco Giavazzi a Palermo al Seminario Carapezza è linkato da decine di siti web.

Sarei lieto, naturalmente, se anche solo una parte dei miei suggerimenti e delle mie idee servissero da ispirazione da chi le legge e le ripensa. Specialmente fra i giovani.

Pochi giorni fa, mi ha quindi scritto Francesco Tragna, un giovane laureato mio ex corsista:

"Oggi sono consulente dell’ANAS SpA sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria, mi occupo di espropri, monitoraggi ambientali, lavoro come 'jolly' su vari fronti. Ho un ricordo molto bello della settimana trascorsa assieme: stimolante e arricchente. Ricevo con molto interesse le tue e-mail, che mi fanno gustare il continuo fermento delle imprese e della qualità".

Progressi e ritardi

Guardando indietro i successi legati alla qualità sembrano superare i ritardi. La certificazione d'impresa versa in uno stato ormai pietoso; ma il tema della qualità, come oggetto centrale dell'attività imprenditoriale e manageriale, non riesce ancora a penetrare i consigli di amministrazione e le menti di manager ed imprenditori.

I manager e i responsabili della qualità continuano ad esistere. Ad essere, cioè, persone diverse dagli amministratori delegati.

Cinque anni al tempo di Internet e della globalizzazione sono ormai un tempo sufficiente a decidere le sorti tanto di un'impresa quanto di un Paese.

Negli ultimi cinque anni, l'Italia ha perso quasi la metà della sua quota di esportazioni all'estero. I bond di Cirio, Parmalat e Argentina hanno truffato centinaia di migliaia di risparmiatori. Due delle compagnie di telefonia mobile italiane -- Omnitel e Wind -- sono state acquistate da imprese straniere. Alitalia ha ipotecato i suoi aerei; e le Ferrovie dello Stato versano nelle condizioni ben rese dall'incidente di Roccasecca o dallo stato dei vagoni invasi dalle cimici.

La Borsa Italiana non è mai decollata, con 300 imprese quotate; la legge sulle offerte pubbliche di acquisto viene violata in modo clamoroso come dimostra (e solo per ultimo) il tentativo di scalata di Antonveneta da parte della piccola Banca Popolare di Lodi.

Nelle Università e negli enti di ricerca pubblici appartenenze, discrezionalità e lassismo continuano a vincere su capacità, risultati, merito e competenze.

E, tuttavia, ci sono stati grandi ed importanti progressi. Il lean thinking ha iniziato a diffondersi fra le nostre imprese manifatturiere; molte delle quali competono con successo nel mercato internazionale. Maurizio Castro ha iniziato a trasformare l'Inail in un moderno ente preposto alla prevenzione e alla gestione completa del rischio per imprese e pubbliche amministrazioni. Internet è usata ormai dal 35% delle famiglie italiane e la crisi ambientale è ormai percepita da tutti come urgente con migliaia di imprese che iniziano finalmente programmi concreti di riconversione alla sostenibilità.

In generale, l'idea che potessimo continuare ad avere gratis i nostri pasti -- senza studiare, impegnarci, lavorare strenuamente, migliorarci, comunicando e aprendoci al mondo -- è clamorosamente fallita. Le persone lo hanno capito e hanno ritirato la zloro fiducia.

L'Italia era -- e resta -- una Repubblica fondata sul lavoro: studio, cura, attenzione, solidarietà, impegno, accoglienza e voglia di interagire sono le risorse con cui cessammo di essere un Paese contadino abitato da milioni di diseredati. E sono quelle con le quali reagiamo e reagiremo alla perdurante crisi economica, ideale e sociale nella quale l'Italia declina dai primi anni '90.

Prossimi appuntamenti

Il corso di formazione manageriale La fine della pubblicità - Comunicare l'impresa oggi (Palermo, 24-25 gennaio). Seminario "Marcello Carapezza", Giuseppe De Rita: "Le Partecipazioni statali italiane" (Cnr, Palermo, 3 febbraio 2006; invito in PDF).

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