• Log In
  • Recupera la password
Trueid_art=256&id_area=9&id_sarea=173&mac=1

Daniele Luttazzi... un caso politico

Daniele Luttazzi

Sospeso, rimesso in onda, risospeso. Da quando è partito il programma Satyricon di Daniele Luttazzi la polemica sulla censura è esplosa in tutta la sua veemenza. Andiamo per gradi. In una delle puntate messe in onda su Raidue il comico ha finto di mangiare escrementi. Scoppia la polemica. Il comunicato di Carlo Freccero, direttore della seconda rete è secco: “è sospeso il programma Satyricon, del comico Daniele Luttazzi”. La notizia non lascia sorpresi dato che la trasmissione aveva creato polemiche dagli inizi: il casus Luttazzi era iniziato dalla prima puntata, con il semi-strip tease di Anna Falchi che con grande disinvoltura si era tolta le mutandine in trasmissione e poi non era mai finito. Poi, l'ultima della serie. Alla fine di una giornata di polemiche, il direttore della Divisione 1 della Rai, Mario Brugola, è sembrato andare da un'altra parte rispetto a Freccero, quando ha chiesto a Luttazzi di tornare sui propri passi e di non lasciare il programma. Certo che comnque la trasmissione di Luttazzi ha provocato un gran caos. Dopo la messa in onda, è stata subito protesta: Giampiero Gamaleri, consigliere Rai aveva obiettato:''Nella riunione del cda di oggi chiederò che il direttore generale, Pier Luigi Celli, provveda alla sospensione del programma". Poi aveva aggiunto: "Abbiamo infatti toccato il fondo e mi domando se un conduttore possa disporre a suo piacimento dello schermo televisivo oppure debba rispondere ai dirigenti, responsabili del programma e della rete, soprattutto quando un programma è registrato". Poco dopo è arrivata la sospensione del programma, ufficialmente in pieno accordo con il conduttore. Anche don Antonio Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana interviene nella polemica e dichiara: "Non è sotto accusa la satira, che svolge una funzione importante e indispensabile in alcuni momenti. Ma a tutto c'é un limite, che è quello della decenza. Peccato, perché Luttazzi ha doti e capacità per fare satira senza dover ricorrere a taluni degli espedienti che ci è toccato vedere nel suo programma, anche quella sera".

Le dichiarazioni polemiche, in positivo e in negativo, sul programma erano state tante e contraddittorie dall'inizio: Pier Luigi Celli aveva parlato di programma eccellente, Landolfi, il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, "Di trasmissione a metà strada tra l'erotomane e il pecoreccio con slip svolazzanti e volgarità gratuite. Una pagina televisiva indegna anche per la tv spazzatura''. Mentre Roberto Zaccaria difende il programma: ''Se fossimo un Paese che spegne la satira alla vigilia delle elezioni saremmo un Paese da Terzo mondo'', aveva detto.

Non sono mancate, comunque, espressioni di solidarietà nei confronti del comico. A dire la sua il collega Beppe Grillo che ha salutato Luttazzi con un: ''Benvenuto nel club''. ''Il problema -ha spiegato Grillo a una agenzia stampa- è che ormai le reti televisive generaliste sono uguali. Era molto meglio prima, ora fanno finta di essere nel terzo millennio e invece sono nel Medioevo. Non è neanche il caso di parlare di censura, è solo servilismo al formaggino''. Grillo si trova d'accordo con le critiche dell'' Osservatore romano alla Rai: ''In fondo sono osservazioni condivisibilissime -ha spiegato Grillo- non c'è morale né etica e se si toglie il logo la Rai sembra Tmc. La gente dovrebbe farsi piombare i canali. A Luttazzi mando un abbraccio grande: lui è straordinario ed è finito in mezzo a questo gioco. L'unica consolazione è che fuori si sta meglio''.

Dario Fo, invece, è più cauto: "Non ho avuto il tempo di guardare il programma". Ma ha aggiunto: "In genere trovo la satira di Luttazzi divertente e aggressiva". Mentre la Gialappa's appare dissacratoria come al solito e commenta: "Con tutta la m. che si vede in tv, se la sono presa con l'unico che l'ha mangiata".

Poi, un po’ a sorpresa il programma riprende, ma il “peggio” deve ancora venire.

In un’altra puntata della trasmissione "Satyricon", il conduttore Daniele Luttazzi intervista il giornalista Marco Travaglio, autore di un libro nel quale si sollevano sospetti sui rapporti tra Berlusconi, l'impero televisivo da lui costruito e la mafia. Furibonda la reazione del centrodestra, che accusa di linciaggio la Rai. I due consiglieri di amministrazione della tv pubblica vicini al Polo, Alberto Contri e Gianpiero Gamaleri, rassegnano le dimissioni.

Luttazzi, commentando una frase di Berlusconi ("non è un problema che mi tocca direttamente se sia antieconomico o meno far lavorare Santoro in Rai"), sostiene che "proprio perché la Rai è pagata con i soldi di tutti non è democratico che trasmetta solo quello che vuole Berlusconi".

Di seguito il monologo di Luttazzi contro il premier Berlusconi ma non solo:

(tratto da Repubblica.it)

Il comico contro il Cavaliere dopo le polemiche
Battute ma anche amarezza in 12 minuti di show
Il monologo di Luttazzi
Nel mirino non solo Berlusconi

"Rutelli senza personalità? Non ha proprio..."
ROMA - Daniele Luttazzi, fuori dai denti, recita quello che sembra essere il testamento di "Satyricon". Nel suo monologo d'apertura di puntata, tagliente come forse mai prima d'ora, risponde con un atto di orgoglio a quanti lo hanno criticato in queste settimane di bufera che lui stesso definisce "più coperta dai media della Guerra del Golfo".
E non rinuncia neanche questa volta al primo bersaglio della sua satira ("quella che fai quando prendi in giro chi è più ricco di te"): Silvio Berlusconi. "Possiamo riassumere la sua carriera con una sola parola: fortuna", dice. "Il libro di Travaglio (lo scrittore ospite di Luttazzi nelle puntata di 15 giorni fa che ha scatenato le polemiche, ndr) poneva una domanda: Cavaliere, dove ha preso i soldi? Bastava che Berlusconi dicesse la verità: li ho trovati in un sacchetto delle patatine. E invece no. Lui se l'è presa, Mediaset farà causa, chiederà 50 miliardi di danni... A parte che non capisco cosa c'entri Mediaset con Berlusconi...".
Nel taschino della giacca, al posto del fazzoletto, porta un paio di mutandine rosse. "Ho imparato una cosa: certe domande non si fanno", dice. E a "Satyricon" sono in molti a ripetere questa battuta. Gli ospiti della serata, da Renata Pisu a Gianmaria Testa, si chiedono cosa sia lecito e cosa non sia lecito dire nel corso della trasmissione. "Montanelli, Santoro e io - insiste il conduttore - siamo stati definiti ingrati, perché in passato abbiamo lavorato per Mediaset. Ma bisogna capirlo: a Berlusconi riesce difficile pensare che la gente che lui ha pagato non l'abbia comprata".
E la tanto discussa satira in tv non si ferma alla Casa delle Libertà. A dire il vero c'è n'è per tutti. "E mentre in Italia succedeva il pandemonio, cosa faceva Francesco Rutelli, il candidato dell'Ulivo, l'uomo di cui una volta il presidente Pertini disse: 'Chi è?'", domanda retoricamente Luttazzi. Risposta: "Si riposava giocando a golf". E ancora: "C'è chi dice che Rutelli abbia poca personalità. Non è vero. Non ne ha per niente. Comunque non è senza speranza: se hanno ricavato la pennicillina dalla muffa, qualcosa da lui ricaveranno".
Ancora un riferimento coprofilo. "Un imbecille di Sassari si è pulito il sedere con un pezzo di carta e me l'ha spedito... il pezzo di carta, non il sedere". Pausa. "Imbecille, la prossima volta prima di cagare controlla cosa mangi: aveva un sapore pessimo". Poi, attacchi a Pierferdinando Casini che gli avrebbe detto che l'Italia non gli somiglia affatto, a Bruno Vespa, e ai cattolici: "Si sono lamentati per una battutina sul Papa. 'Ehi non ci piace quello che hai detto, siamo cattolici'". "E allora perdonatemi".

(29 marzo 2001)

La situazione attuale

31 Ottobre 2002

"In tv ci vanno tutti. Anche Bin Laden. Solo io non ci posso andare". Il nuovo spettacolo di Daniele Luttazzi, Adenoidi, è in prima, anzi primissima persona. Fin dall'inizio. Al debutto all'Ambra Jovinelli di Roma, un anno e mezzo dopo la sua ultima comparsa in tv, lo attende un teatro esaurito. E per tutti, o quasi tutti, l'omino in camicia bianca che arriva sul palco non è solo Luttazzi, comico irriverente e decisamente "osceno", ma anche una specie di icona della libera satira, che tanto libera, evidentemente, di questi tempi non è. Luttazzi lo sa. Tanto che è l'unico "assassino" a portarsi dietro dopo tanto tempo l'arma del delitto. Basta dare uno sguardo in sala: nelle prime file ci sono Marco Travaglio, Michele Santoro, Carlo Freccero, Paolo Flores d'Arcais. Vale a dire di un bel pezzo della Rai che fu e dei girotondi che ancora sono. I primi quaranta minuti dello spettacolo, attesissimo, sono una lunga, irriverente, istrionica invettiva contro Berlusconi e C., con tanto di lettura della citazione per danni (20 miliardi di vecchi lire) che il presidente del Consiglio gli ha inviato tramite i suoi avvocati. Per uno come Luttazzi è come andare sul velluto: basta che legga, testualmente, il passo in cui i legali di Berlusconi parlano di "onesto imprenditore", e viene giù il teatro. Ed è sufficiente citare, senza aggiungere altro, qualche frase del ministro Lunardi, per accendere una platea che già sa a che gioco si sta giocando. Ma il resto della prima parte sono battute a ripetizione, a tratti geniali, come quella su Tremonti che risana i conti pubblici "con una banconota e una fotocopiatrice", altre volte al limite estremo, come alcune, irripetibili, sul presidente del Senato Marcello Pera, a Cesare Previti che "Quando appare in tv devo spegnere perché mi spaventa i pesci", ai riformisti che "vanno verso il centro, ma se sono aperti i negozi". Ed è così che si passa dalla strepitosa gag di esordio ("Basta con gli applausi, non stiamo approvando la Cirami"), alla pesantissima chiusura su Berlusconi ("Oggi per lui è una bella giornata, non lo hanno arrestato"); il tutto passando per Massimo D'Alema, al quale Luttazzi rimprovera, senza troppi giri di parole, la "complicità" con l'avversario. Ma si sa, Luttazzi è così: metà moralista ("Io con Mondadori non scrivo, D'Alema sì"), e metà scatologico ("La testa di Berlusconi è fertile, e si sa con che cosa si concima la terra..."); ed è questa la sua miscela di sempre, soprattutto in teatro, dove si vede che il comico è più libero di tenere assieme Woody Allen, le battute da bar romagnolo e parecchie buone letture (che si sentono tutte).

Tag dell'articolo ricavati in automatico: marco travaglio | mutandine | d'alema | censura | mediaset |