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Matteo Maria Boiardo e l'Orlando innamorato

 

 

STUDI SU SCANDIANO

Il Camerino dell'Eneide e il Paradiso

 

 Il feudo di Scandiano si è andato affermando tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, grazie al “buon governo” dei Boiardo, raggiungendo un alto livello di vita sociale e culturale. In particolare Giulio Boiardo tra il 1520 e il 1540, proseguendo i lavori avviati dal padre, dà inizio alla trasformazione del paese e all’abbellimento della rocca. L’edificio, da primitivo fortilizio medioevale destinato alla difesa, si trasforma in un sontuoso palazzo rinascimentale ornato di pitture e sculture, di arredi e preziose suppellettili e dotato di una fornita biblioteca, luogo di villeggiatura e di operoso ozio, preferito dal poeta Matteo Maria Boiardo e poi dai suoi eredi.

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MATTEO MARIA BOIARDO (1440 - 1494)

Nato nel 1440 a Scandiano (Reggio Emilia) nel feudo di famiglia.

Si trasferisce ancora bambino a Ferrara, con la madre e viene allevato nel culto delle lettere classiche, della poesia e delle arti.

Una serie di lutti : il padre (quando Matteo aveva 10 anni), il nonno (quando ne aveva 16) e lo zio paterno (quando ne aveva 20), lo costringono ad occuparsi  della gestione del feudo.

Nell'affrontare  controversie coi parenti, che volevano impadronirsi dei suoi beni, rischia di morire avvelenato da parte di una zia. Soltanto a seguito dell'intimazione del duca Ercole I d'Este le liti si concluderanno con la spartizione  dei beni.

Cresciuto nella corte estense, Boiardo è molto stimato dai duchi che gli offrono  incarichi di rappresentanza.

Nel 1476 si trasferisce  a Ferrara, come familiare stipendiato di Ercole d'Este.

Si sente più incline agli studi letterari e a comporre poemi ispirati dai sentimenti d'amore, dai piaceri dell'avventura e da quelli della vita di corte.

Il suo poema più celebre è  l'Orlando Innamorato che il poeta comincia a comporre intorno al 1475, terminando le prime due parti nel 1482 (la terza, che gli prenderà oltre dieci anni di tempo, resterà incompiuta al nono canto della terza parte, a causa della discesa in Italia di Carlo VIII, i cui soldati occuperanno anche le terre del letterato).

Il poema, prima di essere dato alle stampe, fu recitato dall’ autore davanti alle dame e ai cavalieri di corte.

Una grande passione amorosa giovanile per la gentildonna Antonia Caprara gli ispirò i versi del Canzoniere  il cui titolo latino è Amorum libri tres: tre infatti sono i libri in cui è composto:

1. gioia ed esultanza di amore ricambiato; 2. gelosia e smarrita tristezza per l'amore tradito; 3. rimpianto e religiosa contrizione.

Composto di 50 sonetti e 10 componimenti di metro diverso, il poema rivela uno dei maggiori lirici d'amore del Quattrocento.

Suo modello è il Petrarca, ma, a differenza di questi, esprime una carica vitale e gioiosa originale. Di argomento politico oltre che amoroso le terzine della Pastorale.

L'Orlando Innamorato,

poema cavalleresco in ottave, è considerato, a torto, la prosecuzione in tono minore dei grandi cicli cavallereschi bretone e carolingio.

 In realtà di diverso c'è lo spirito con cui è stato composto.

 Il poema  nasce dall’ amore per le favole sentimentali e d'avventura in cui  le dame e i cavalieri compiono  imprese di guerra e di passione. Gli intrecci ordinari e straordinari, naturali e soprannaturali si allacciano e si sciolgono per l'incanto di fonti magiche, di anelli fatati, di mostri e personaggi misteriosi, mentre l’arguzia avvolge gradevolmente il poema. Le donne  donano l’ incanto della loro bellezza da un'avventura fiabesca a un'altra.

Il racconto non si attiene a precise regole .

Boiardo non è raffinato come l'Ariosto,  perché  esprime l'energico, il primitivo e non l'eleganza armoniosa.

La sua lingua  è schietta e rude.

Aprendosi con una giostra bandita a Parigi da Carlo Magno, con grande magnificenza, il poema resta interrotto in pieno dramma cavalleresco con Angelica affidata in custodia da Carlo al duca Namo e promessa a chi combatterà più valorosamente i saraceni che minacciano la capitale.

Nel 1480, a un anno di distanza dal matrimonio con una nobildonna di Novellara, Boiardo viene nominato governatore di Modena; sette anni dopo passa al governo di Reggio, e qui muore nel 1494.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------Non c´è pace per i sepolcri dei grandi. Tra pruderie, curiosità mediatica e indagini storico-scientifiche, un´équipe di docenti universitari darà il via alla nuova operazione che dovrà fra luce su fisionomia, cause di decesso e identità di importanti protagonisti letterati di fine ´400. 

Sapremo gli esiti delle analisi che partono da test su teschi e su reperti ossei per fornire ricostruzioni che smentiranno o confermeranno quanto ci hanno tramandato fino ad oggi.
«Attraverso l´esame molecolare, conosceremo la loro struttura scheletrica, il Dna e l´età effettiva del loro decesso. Verificheremo se Pico della Mirandola è morto avvelenato e Poliziano di trauma  secondo le indagini del Ris di Parma e Ravenna.
 Indagini che poi finiranno in «Enigmi del passato», un format televisivo della Rai  dedicato anche alle figure di Celestino V, Matteo Maria Boiardo, Petrarca e Leopardi.
Intanto i domenicani della Basilica di San Marco si preparano a finire sotto i riflettori. La cosa non mi entusiasma, era meglio lasciarli in pace. Ma visto che si tratta di una ricerca storico-scientifica permessa dalla soprintendenza ai monumenti  e che saranno rimosse solo due lapidi.  
Pico della Mirandola morto a 31 anni nel 1494, "dopo 13 giorni di febbri misteriose e dolorose", divide la lapide e forse l´ossario con l´umanista Girolamo Benivieni a cui pare fosse legato da amorosi affetti. Ma cosa c´è da scoprire di nuovo su questi eruditi neoplatonici fiorentini? «Anche Poliziano, scomparso a circa 40 anni qualche mese prima di Pico della Mirandola, potrebbe essere morto di sifilide o avvelenato -Vedremo quali dati ci fornirà la ricostruzione criminologica Chissà se conosceremo anche le dimensioni del cervello di Pico della Mirandola, «se era di 1.700 centimetri cubici come quello di Dante e del conte Ugolino» secondo studi precedenti.
Misteri del passato e storie davvero da riscrivere?  Lasciamo in pace i morti e torniamo a misure di umanità e intelligenza più serie. Non condivido queste operazioni. Certo può essere utile per lo storico tener presente che Napoleone soffriva di ulcera precoce che lo portò alla morte e che Stalin aveva il colesterolo alto perché mangiava troppe uova. Ma in questo caso, il giudizio su Pico della Mirandola o Poliziano non cambia. Mi chiedo se il gioco vale la candela, soprattutto poi se il movente  è il divertimento televisivo».

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