Dai toy problems al Web semantico

Nella corso dei suoi 50 anni di storia l’Intelligenza Artificiale ha vissuto tre fasi distinte caratterizzate, ciascuna, da un modo diverso di concepire la disciplina e di indirizzare i diversi programmi di ricerca.

La prima fase dell’Intelligenza Artificiale (IA), soprannominata anche fase dell’IA “classica” o simbolica (in quanto caratteristica fondamentale di un agente intelligente veniva considerata la capacità di elaborare simboli), basava sostanzialmente i suoi studi sulla creazione di sistemi in grado di risolvere problemi semplici (definiti appunto “toy problems”) all’interno dei quali poter sviluppare delle regole di apprendimento automatico (nascono in questa fase i primi programmi in grado di giocare a scacchi o a dama oppure in grado, come il noto Logic Theorist ideato di A.Newell-C. Shaw ed H. Simon, di risolvere problemi di logica).

A partire dalla seconda metà degli anni ’60, però, iniziò a farsi largo, tra gli studiosi ed i ricercatori del settore, la consapevolezza della necessità di abbandonare domini applicativi semplificati per passare alla risoluzione di problemi di complessità crescente e più simili alle situazioni del mondo reale (i cosiddetti “real life problems”).

Per poter effettuare tale salto di qualità si rese necessario lo sviluppo di un ambito dell’IA noto come rappresentazione della conoscenza (tale settore si occupa, ancora oggi, dello sviluppo di sistemi formali attraverso i quali poter fornire, ai programmi di IA, le conoscenze necessarie per la risoluzione di problemi complessi). E furono proprio gli studi di questo settore a caratterizzare la cosiddetta “seconda fase” di ricerca.

Nel corso degli ultimi venti anni, infine, si è assistito all’enorme sviluppo della robotica e dei modelli connessionisti (modelli artificiali neurobiologicamente fondati basati sulla similitudine con il sistema nervoso del nostro cervello). Fino ad arrivare alle sfide più attuali lanciate dal web e dalla necessità di renderlo sempre più intelligente (è il noto progetto di Web Semantico lanciato da Tim Berners Lee) e a misura d’uomo (vanno invece in questa direzione gli studi per la realizzazione di Human Digital Assistants, assistenti digitali virtuali, che siano in grado, ad esempio, di guidare un utente nel corso della sua interazione con un sito web).

A cinquant'anni da Darthmouth, dunque, la sfida continua. E non potrebbe essere altrimenti.

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