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Intervista con Giovanni Boccia Altieri, Presidente del CdL di SciCom dell'Università Carlo Bo' di Urbino

Oggi incontriamo Giovanni Boccia Artieri,
Presidente del CdL in Scienze della Comunicazione
presso l'Università Carlo Bo' di Urbino,
nonché docente di sociologia dei new media,
teoria della comunicazione e cultura dei media
e comunicazione pubblicitaria presso la stessa università.

 

Mi scusi professore... il nostro osservatorio ci permette di sapere che ogni università sviluppa poi delle inclinazioni scientifiche specifiche. Quale sarà l'orientamento specifico del vostro corso di Laurea?

 Il nostro corso di laurea quest’anno si modifica e si potenzia creando una laurea in Scienze della Comunicazione con quattro curricula e su due sedi, Pesaro e Urbino.

I curricula sono:

1. Informazione e new media (sede di Urbino)
2. Spettacolo e new media (sede di Urbino)
3. Comunicazione pubblicitaria – numero programmato 40 studenti (sede di Pesaro)
4. Comunicazione pubblica, d’impresa e del turismo (sede di Pesaro)

 Come si può leggere tra le righe dei curricula siamo attenti all’innovazione dei linguaggi della comunicazione, dunque i social network e i territori della Rete rappresentano il luogo in cui ci piace sperimentare: dalle forme di comunicazione non convenzionale (guerriglia, ambient, ecc.) alla costruzione di contenuti di microblogging, all’analisi e creazione di progetti trans mediali, capaci di lavorare sulla convergenza culturale tra forme grassroots (“dal basso”) e mainstream.

I comunicatori oggi sono sempre più in competizione con altre specializzazioni e penso ai corsi di laurea in informatica con il quale noto una sempre maggiore convergenza di piani di studio. Quindi diventa essenziale per i neo laureati conoscere il computer, l'internet e le nuove tecnologie digitali. La sua Università si è già attrezzata per raccogliere questa sfida?

Noi crediamo che l’ambiente digitale debba essere considerato un luogo “normale” di formazione, informazione e anche di intrattenimento. Per questo motivo le nostre sedi sono coperte da wi-fi (Urbino ha tutto il centro coperto da connessione libera) e incentiviamo l’utilizzo continuativo nella didattica e nella formazione del computer connesso. Attraverso laboratori specifici (web 2.0, internet e web communication, ecc.) ma soprattutto nella quotidianità delle aule i ragazzi utilizzano le tecnologie in modo “naturale”. La nostra aspirazione è che non esistano più in futuro aule di informatica e corsi di prima socializzazione al web ma che grazie ad ambienti ad alta connettività e a progetti di diffusione e proprietà di lap top portatili ogni studente trasformi l’information technology  in uno strumento da utilizzare nelle sue attività quotidiane.

La nostra particolare attenzione a questa dimensione fa sì che già da tre anni abbiamo sviluppato un percorso in e-learning per studenti con “frequenza a distanza” e che partecipiamo all’esplorazione di nuove frontiere della didattica: il corso infatti è partner di unAcademy, accademia non convenzionale della cultura digitale (http://www.bookcafe.net/blog/unacademy/join.cfm) che ha sede in SecondLife. Questa primavera ho tenuto un corso sulle culture partecipative frequentato da nostri studenti che, primo in Italia, è stato riconosciuto con crediti formativi.

Le andrebbe di illustrarci come sarà organizzato il percorso didattico a Urbino-Pesaro in Scienze della Comunicazione? e in che modo sono stati pensati? e in che percentuale avete preso in considerazione i problemi legati all'ingresso nel mondo del lavoro?

Il percorso didattico è organizzato attraverso un equilibrio tra forme del “sapere” e pratiche del “fare”. Accanto a corsi che consentono un preparazione teorica e metodologica sulle discipline della comunicazione – e alle basi culturali necessarie oggi per affrontare la contemporaneità -, abbiamo sviluppato una serie di attività laboratoriali con professionisti. In questo modo mettiamo in connessione diretta le conoscenze acquisite con le dinamiche richieste nell’attività lavorativa.

Da sempre poi collaboriamo con una serie di aziende ed organizzazioni pubbliche che sono nostre “clienti” e affidano attraverso progetti mirati alcune attività comunicative ai nostri ragazzi. La formula che utilizziamo è quella di un laboratorio di produzione chiamato la COLONIA della comunicazione, dove, seguiti da una serie di professionisti, i ragazzi lavorano con funzione di agenzia.

Ovviamente siamo molto attenti alle problematiche connesse al mondo del lavoro, e per tale motivo le attività di stage sono centrali, ma ci piace aprire contatti con aziende che sono interessate alle cose che insegniamo e al nostro modo di formare, e finora questo nostro modo di lavorare sta dando frutti.

Il corso di studi è triennale più un biennio di specializzazione, se non sbaglio. Avete già previsto quali saranno queste specializzazioni? e, come al solito le chiederei anche di indicarci i motivi della scelta. 

Noi pensiamo che la laurea triennale debba già consentire una prima possibilità di sbocco occupazionale, per tale motivo i curricula devono avere una “curvatura” professionalizzante.

Per quanto riguarda le lauree magistrali in diretta connessione con la triennale abbiamo Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni (CPO- Pesaro) e Editoria, media e giornalismo (EMG-Urbino). CPO è a numero chiuso (40 allievi) e costruisce una professionalità nel campo della comunicazione pubblicitaria, grazie anche ai rapporti con le grandi agenzie italiane di comunicazione con cui collaboriamo. EMG è rivolta alla costruzione di un profilo professionale orientato al giornalismo e alle nuove possibilità del mondo editoriale, online prima di tutto.

Abbiamo quindi deciso di sviluppare due tradizioni e vocazione che il nostro Ateneo – e in particolare la nostra Facoltà - ha fin dalle sue origini: il giornalismo (Urbino ha la scuola Italiana di Formazione al Giornalismo tra le più accreditate in Italia) e la comunicazione (il primo Istituto di studi sulla comunicazione e spettacolo nasce proprio a Urbino). E lo abbiamo fatto portandole nel XXI secolo, cioè con con un esplicito orientamento verso la capacità di capire ed usare le nuove tecnologie.

 

Quali pensa che saranno gli strumenti indispensabili per il comunicatore del futuro? 

Il comunicatore di (oggi e) domani dovrà conoscere e sperimentare i diversi linguaggi della comunicazione senza “settorializzarsi”. Deve essere cioè una figura aperta alle sollecitazioni esterne, interessata e appassionata, ovviamente a seconda delle sue inclinazioni, ai diversi ambiti delle comunicazione – dalla radio alla televisione, dalla musica all’arte visiva, dal cinema e al teatro, dalla letteratura al fumetto, dalla moda al viaggio. Insomma deve comprendere nel suo bagaglio di interessi un orientamento verso le diverse forme espressive della comunicazione e dell’esperienza che caratterizzano i processi culturali e il nostro particolare spirito del tempo.

Avrà poi sempre più necessità di saper costruire e gestire reti di relazioni complesse, quindi la sua abilità con i social network sarà fondamentale (da Linkedin a Flickr, da Myspace a Facebook).

Dovrà approfondire la capacità di “rappresentazione” delle idee in diversi ambienti mediali: la sua predisposizione alla cross-medialità e a far dialogare linguaggi “dal basso” (grassroots) e mainstream (di massa) sarà fondamentale. Dalla produzione di micro contenuti (blog, video streaming, ecc) allo storytelling trans mediale (prodotti che possono essere “raccontati” su piattaforme espressive diverse).

Il vostro test di ingresso sarà simile a quello delle altre università? Come possono prepararsi al meglio le vostre potenziali matricole?

Non abbiamo test di ingresso. 

Professore, non mi resta che ringraziarla di essere stato con noi e sono certo che gli studenti troveranno modo di lasciare qui sotto le loro domande per lei e per gli altri docenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione. Speriamo di risentirla e di poter dialogare di nuovo con lei: Comunitàzione l'aspetta.

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