Le Avanguardie russe a Villa Olmo

  

La Grande mostra, fortemente pubblicizzata non viene risparmiata da critiche:«è una tipica mostra di Como fatta con quadri molto belli ed importanti, ma anche in modo generico e senza competenza scientifica», afferma con maniera, Martina Corgnati critica d'arte e titolare della cattedra di Storia dell'Arte Contemporanea all'Accademia Albertina di Torino. Ed aggiunge: «non credo che la gente la visiti perché ne è effettivamente incuriosita, ma solo per l'investimento fatto sulla promozione». Tutto questo in un ambito in cui degli esperti esprimono pareri a proposito del confronto tra il pieno di visitatori alle ottanta opere delle Avanguardie russe esposte a Villa Olmo, ed i musei di Como che restano desolatamente vuoti. I musei comaschi da questo punto di vista possono certamente dire la loro, ma alla qualità non corrispondono i visitatori. Sergio Gaddi, assessore alla Cultura, ha proposto come strada quella del marketing, ma Philippe Daverio spegne gli entusiasmi. «Non è una strada impossibile – spiega – ma bisogna vedere quanto rende rispetto al costo e quanto è effettivamente utile». Di diverso avviso è la critica d’arte Martina Corgnati. «Non so se la grande mostra abbia effettivamente fagocitato tutto il resto – spiega – però la frequentazione dei luoghi d’arte dipende sempre più dalla promozione che se ne fa». Nota dolente, questa, per i musei di Como, che secondo la critica d’arte «sono bellissimi, ma evidentemente non vengono proposti al cittadino in maniera adeguata». A seguire il link dell'interessante articolo di Federico Trombetta: «Senza marketing non c’è speranza».

In tempi non sospetti - complice comunitazione.it che mi ospitava – decisi di postare alcuni contributi attinenti le grandi mostre di Villa Olmo. L'ambizione voleva fossero i fatti a risolvere le problematiche che semplicemente sollevavo: nella ricerca del senso della misura e della proporzionalità, mentre prendevo atto del risultato e del significato addotto come argomento per far presa sul pubblico da Sergio Gaddi, facevo istanza affinché l’intrapresa orientata alla cultura possa essere l’economia del futuro basata su un sistema produttivo e competitivo derivato da un sapiente investimento nei propri cittadini.  Da un inciso dello stesso Gaddi: «mi auguro che le mostre siano un processo irreversibile e che la certificazione dia nuovo slancio al processo, la città deve metabolizzare in toto il concetto che la cultura è il nostro maggior petrolio», ho inteso mutuare il termine «metabolizzare». In senso figurato: si vuol dire di un organismo di carattere economico o politico a struttura complessa, che trasforma i suoi elementi costitutivi, sviluppandoli e rinnovandoli. In altri termini è plausibile ritenere l'ambizione del proposito che vuole l'ammaestramento, già nella fase di studio di ogni ideazione, mediante il relativo processo di conoscenza.
 
Attratto da un particolare interesse per l'iniziativa culturale, determinati confacenti occasioni ed una dedita attenzione, mi sono trovato da neofita indotto«in perenne movimento verso il godimento estetico, per il quale non esistono responsabilità specifiche, ma strane, curiose, talvolta contraddittorie, conclusioni tra filosofia e società dei consumi, tra moda e design, tra media ed arte»; tutte da capire ed imparare. Per altro verso, ho cercato di sollecitare interventi orientati a promuovere azioni che incidono sulle condizioni della persona nell'inseguire soddisfazione ai propri bisogni (sociali, economici, culturali); condizioni che costituiscono ostacolo all'esercizio sostanziale dei propri diritti. Con una certa accortezza ho continuato a manifestare il mio proposito: incalzare l'iniziativa culturale supplita da una conoscenza condivisa ed emotivamente coinvolgente basata su un sistema produttivo e competitivo il cui successo e la cui crescita possa essere la conseguenza, trasparente e partecipata, di aver saputo capitalizzare in rispetto ai propri cittadini.
 
Intanto si poteva rilevare dalla stampa la grande soddisfazione dell'assessore alla Cultura di Como: «Una conferma che chi è arrivato a Como lo ha fatto con consapevolezza e convinto di visitare non solo la mostra ma anche la città come emerge dai risultati delle prime interviste a cura dell'università Iulm che sta curando una ricerca sull'indotto. Le grandi mostre sono sicura fonte di ricchezza e i dati lo dimostrano. Villa Olmo è nel circuito delle grandi mostre nazionali e potrebbe diventare come il Guggenheim». Giustificato l’entusiasmo, confermato il plauso, ci si può associare all’auspicio sul futuro di villa Olmo «piccolo museo sul Lago di Como», ma per coerenza intellettuale non ci si può esimere dall’interesse verso quel ventisette percento di residenti comaschi che hanno visitato la mostra a villa Olmo, i quali e non i soli, restano lontano dall’essere attratti dagli altri centri culturali della città. Vero è che l’interazione con la comunità pare essere sempre più complessa: accelerati cambiamenti, tecnologie disponibili, incapacità reciproca di scambievolezza, determinano il problema di come governare il rinnovamento. Una complicazione che incide sia sulla nostra vita lavorativa, sia sulla società nel suo insieme. Creare nuovi modi di fare e fruire l’arte, proporre soluzioni innovative, interazione ed informazioni sempre aggiornate fin dalla fase di studio di ogni iniziativa culturale, certamente è coinvolgente.
 
L'attuale tendenza vede le aziende tese ad investire nella cultura, perché ne hanno compreso il potenziale a lunga scadenza. Si è insomma accorti che ci si può avvalere di uno strumento privilegiato, utile a comunicare il proprio sistema di valori. In questa maniera diviene più agevole ed immediato, instaurare un dialogo con la comunità locale e le istituzioni pubbliche, ma anche consolidare il senso d'appartenenza e stimolare la creatività nel proprio ambiente. Il sistema vuole essere un punto di riferimento per esplorare e cogliere le potenzialità dell’investimento in cultura, una risorsa per attivare e mantenere il dialogo con la comunità; uno stimolo per le amministrazioni pubbliche ad interpretare al meglio il loro ruolo di “regia”, indispensabile per creare un circolo virtuoso in grado di produrre benefici per il territorio e la collettività. Su questi principi si basa e s’incardina l’economia dell’immateriale, che non scalza quella “tradizionale”, ma ne rinverdisce i meccanismi del valore economico, potenziando la portata competitiva. D’altronde oggi la tecnologia è appannaggio di tutti, quindi il vantaggio competitivo cavalca le idee e per governare i processi organizzativi è necessario immergersi in una dimensione di significato appassionante e tonificante. L’investimento in cultura inoltre ha una sempre maggiore rilevanza in una dimensione sociale che tiene conto sia del bene sia del comportamento.
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