cosa aspettarsi

Se analizziamo l'andamento della finanza e dell'economia reale nell'anno 2009 si evince chiaramente che l'immensa quantità di denaro immessa nel mercato, stampando moneta, è stata riversata sul sistema finzanziario, il quale, li ha utilizzati per operare con gli stessi strumenti rischiosi (derivati, swaps, effetti leva) che provocarono il crack del 2008. Purtroppo, l'economia reale non ha usufruito di tutta questa di moneta fresca abbattutasi sul mercato. Purtroppo non sono riuscito a pubblicare il grafico della massa monetaria negli Usa (potete trovarlo a questo indirizzo http://intermarketandmore.investireoggi.it/alert-massa-monetaria-inflazione-e-tassi-non-quadrano-5761.html.) Nel grafico si evidenzia chiaramente il balzo verso l'alto dell'ultimo anno della liquidità in circolazione . La linea partita a settembre 2008 segna quasi una verticale tanto è forte e veloce il movimento verso l'alto causato dalla quantità di denaro stampato. Questo sistema funziona bene nel breve periodo per evitare il peggio, ma è solo un palliativo che non risolve i problemi, anzi, come sempre poi i nodi verranno al pettine. Gli effetti di tale azione si intravedono nell'indebitamento pubblico fuori controllo e nella disoccupazione in crescita continua in tutto il mondo. Oltre ad un sistema bancario in crisi. Il rischio ulteriore nel medio periodo è l'iper-inflazione. Già nelle materie prime a fronte di un calo dei consumi del 15-20% si è assistito ad un aumento medio del 20% dei prezzi. 30 banche ritenute a rischio, tra cui Intesa e Unicredit, sono state poste sotto controllo da parte del Financial Stability Board al fine di evitare che si ripetano casi del tipo AIG o Lheman. Altre banche europee e statunitensi sono coinvolte per importi elevati nel recente crack di Dubai. Intanto forti preoccupazioni provengono dalla situazione della Grecia, chiaramente a rischio default. Ha chiesto alla Cina di acquistare i propri titoli sia sul mercato primario che sul mercato secondario per evitare il fallimento, ma a quanto pare lo stesso Trichet teme il peggio. Tuttto questo a causa del fatto che la crisi è ben lontana dall'essere finita, e in Europa vi sono annidati i maggiori rischi. Gli spread dei titoli di come Grecia, Spagna e Italia rispetto ai bund tedeschi di riferimento sono elevati a testimoniare che il mercato ritiene che esistano dei rischi da non sottovalutare. Quello in cui le autorità sperano (è l'unica speranza) è che ad un certo punto l'economia si riprenda in modo sostenuto prima di un nuovo crollo, ma, a mio parere, ben difficilmente accadrà. Da qui, la continua euforia che si cerca di trasmettere nel comunicare più e più volte l'aumento di uno 0,6% del PIL su base annua, la qual cosa significa che di questo passo riusciremmo a tornare ai livelli del 2007 in circa 10 anni. E' stato dimostrato che anche i dati sulla disoccupazione risultano non veritieri, o meglio artefatti; la disoccupazione negli Usa sta peggiorando, e il calo del 20-25% rispetto al 2008 delle spese natalizie in america nel primo fine settimana di acquisti è un dato che desta seria preoccupazione. La realtà ci dice che dobbiamo prepararci ad un 2010 critico, un 2010 nel quale la ripresa vera sarà una chimera. Essere realisti non significa essere pessimisti e non significa nemmeno lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione, ma vuol dire cercare la via di uscita, perchè la via di uscita c'è, ma bisogna abituarsi ad abbandonare le nostre certezze e i canoni conosciuti. Bisogna abituarsi a gestire l'azienda in modo completamente differente, abituandosi anche a rischiare. Riorganizzazione, strategia, information technology, creazione della cultura del cliente e vision aziendale devono continuare ad evolversi, innovarsi per affrontare una competitività differente da quella alla quale eravamo abituati. Sarà sempre più selettiva. Nelle ultime ricerche il valore contabile dei materiali di un'azienda risulta essere solo pari al 10-15%, mentre il restante del valore è dato dalla capacità di sfruttare i beni immateriali, vale a dire rapporti con i clienti, innovazione, processi operativi di maggior qualità e flessibilità, information technology, oltre alle risorse umane. Il nuovo proviene dalla propensione a studiare, analizzare, capire, conoscere, esplorare terreni poco calpestati, e spesso, perchè no, assurdi all'apparenza. Nicola Mastropietro