10 anni di scienze della comunicazione a Roma3: quale futuro?

Per festeggiare i suoi 10 anni di attività il collegio didattico di Scienze della comunicazione ha deciso di istituire una selezione per il miglior prodotto comunicativo realizzato dai suoi studenti. I vincitori saranno premiati il giorno 20 dicembre 2012 nell’Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia. Oltre ai professori del collegio didattico saranno presenti anche i giornalisti Paolo Di Giannantonio, Teresa Bani e Vincenzo Mollica.

Ma qual è attualmente lo stato effettivo del corso di laurea in comunicazione?
Il nostro corso di laurea, spesso denigratodagli stessi giornalisti e dagli studenti di altre facoltà, a loro modo più impegnative, rappresenta sicuramente una realtà a cui un numero sempre maggiore di studenti si affaccia ogni anno. Studenti che arrivano pieni di speranze e che, però spesso, si trovano poi delusi dalla mancanza di praticità del corso. Il nostro corso di laurea è ricco di contenuti, di teoria che spesso però non riescono a venire messi in campo, è perciò indispensabile ipotizzare una seria riforma che rivoluzioni la didattica di Scienze della Comunicazione. Ampio spazio al giornalismo, al marketing, alla comunicazione pubblica e politica e ai laboratori pratici che permettono di accumulare esperienza poi spendibile nel mondo del lavoro, meno teoria fine a sè stessa. Una riforma del genere permetterebbe agli studenti di comunicazione di essere maggiormente appetibili nel mercato del lavoro, un mercato ormai rivoluzionato e che cerca sempre maggiormente figure innovative: social media editor, designer,web editor,ecc ecc.

Figure che non DEVONO poter arrivare da qualsiasi corso di laurea ma che devono provenire da scienze della Comunicazione, poiché noi abbiamo studiato la semiotica, il giornalismo, l’editoria online e quella cartacea. In questo modo si contribuirebbe alla formazione di nuova classe produttiva del nostro Paese e si riavvierebbe anche l’economia. Capitolo specialistica in giornalismo. Anche qui deve essere fatta una grandissima riforma, non è concepibile che si esca da una laurea in giornalismo senza neanche poter possedere un patentino da pubblicista.

La possibilità di diventare giornalisti deve essere vincolata a un percorso di studio, come avviene per tutte le altre professioni. Uno studente non può diventare avvocato se non ha fatto giurisprudenza, non può diventare commercialista se non si è laureato in economia e commercio. Ecco la stessa cosa deve essere resa obbligatoria per legge per i giornalisti. Aggiungo ancora, la specialistica ha durata biennale, il tempo necessario per prendere il patentino da pubblicista. Rendiamo obbligatorio il tirocinio biennale in una testata che ci permetta alla fine di esso di prendere il patentino da pubblicista, tirocinio che ci deve essere garantito dalla stessa università. Nel qual caso sia impossibile garantire a un numero troppo elevato di persone un corso di laurea del genere, si può anche ipotizzare di introdurre il numero chiuso anche alla specialistica. Introduciamo cioè una selezione basata effettivamente sul merito, su un compito aperto dove si valutino le conoscenze pregresse e la capacità di scrittura.

Vantiamoci di essere la prima facoltà a introdurre, senza se e senza ma, il concetto di meritocrazia e creiamo finalmente quel collegamento tra mondo accademico e mondo lavorativo che gli studenti ci chiedono.

Rendiamo i nostri studenti orgogliosi di poter dire in Italia e nel resto del mondo: “Si, sono uno studente di Scienze della Comunicazione”.

 

Damiano Oliva