Quanto tempo deve essere visibile un annuncio per essere notato?

Spesso ci si chiede se la posizione del proprio annuncio online sia "visibile" e quali utenti lo vedranno.

Domande che pongono una serie di interrogazioni a proposito degli investimenti media che vengono fatti e di come vengono spesi i soldi dei brand.

Oggi a questa domanda, oltre che con il buon senso, possiamo rispondere anche con la ricerca effettuata da InSkin Media, Research Now Group e Sticky attraverso l'eye-tracker. Lo studio è stato effettuato su 4279 adulti in UK.

La ricerca evidenzia come il 25 degli annunci non vengono visti affatto. E la stima si riferisce agli annunci che compaiono nella porzione di schermo davanti all'utente, secondo gli standard stabiliti dallo IAB (almeno il 50% dell'annuncio per un tempo pari a un secondo). Inoltre da questa ricerca scopriamo anche che mediamente un annuncio ha a disposizione 0,7 secondi per catturare l'interesse dello spettatore. E quanto tempo deve stare sulla pagina un annuncio per poter essere preso inconsiderazione per un intero secondo dall'utente? Almeno 14 secondi. Sì, semplifichiamo: un banner deve stare nella schermata davanti all'utente almeno 14" per poter godere di poco meno di un secondo di attenzione.

Per raggiungere un secondo intero di attenzione, secondo questo studio, l'annuncio deve essere visibile a schermo per almeno 26"!

Source: Sticky

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Il tempo che si riesce a dedicare ad un annuncio pubblicitario differisce, ovviamente, dalla sua dimensione.

 

 

Source: Sticky

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“… did the ad have the opportunity to be seen, was it actually looked at and what was the impact? It should be judged and optimised against the last stage (impact) but the focus on viewability [i.e, the viewability standard] means campaigns are increasingly optimised against the first stage (the opportunity) which can be counter-productive to maximising impact.”

 

Source: StickyLo studio rivela anche come più la pagina è confusa con annunci pubblicitari e minore sarà il ricordo della stessa

“Ad clutter significantly reduces the attention each ad receives. This translates into weaker recall and lower ad effectiveness. Publishers must tread the fine line between more ads which drives more revenue, on a CPM basis, or less ads which mean stronger results for advertisers and a better user experience. It’s obvious which one is most conducive to long-term loyalty from clients and readers.”