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Spunti di riflessioni.

Orientare l’interesse all’osservazione dell’agire politico e alla concreta realtà sociale e solidale: una passione che mi ha portato a secondare lo «sviluppo della cultura come vettore d’emancipazione». Ho cercato con criterio di seguirne gli eventi in città: utile l’ascolto dei promotori nelle loro prolusioni, come pure osservare, per quanto possibile, i comportamenti durante l’organizzazione e l'allestimento degli eventi. Ogni opportunità potutane derivare, è servita per orientare le mie ricerche di approfondimento, finalizzate all’auspicabile condivisione. Sedotto da ingenua fiducia, basilare trovo la possibilità   di documentarsi via internet. Wikipedia e il movimento del free software offrono anche qualcosa di molto più impercettibile: una maniera di socializzare e stare insieme che invita alla condivisione. «Rivoluzione non c'è scelta»; un imperativo certamente dettato dall’esasperazione. Figurarsi quanti per lo stesso risentimento, ci si vorrebbe associare.

Evidentemente manca la conoscenza specifica per un’influenza appropriata. Basta pensare che si cominci a essere in tanti a voler acquisire nozioni specifiche per soluzioni adeguate.  Evidentemente una moltitudine di motivazioni induce a esacerbare, seppur con atti provocatori, una situazione certamente mal gestita prima ancora d’esser capita. Fa specie l’istigazione, per certi versi rancorosa: «I social media danno diritto di parola a tanti di noi che prima parlavamo solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Eravamo subito messi a tacere, mentre ora si ha lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. Si omette l’epiteto, vista la caratura dello scrivente certamente eloquente». Ragion per cui con rispetto si riporta di seguito quanto finora si è cercato e trovato congruo; un modo di vedere: la conoscenza, essendo in primis un evento «tacito», è qualcosa cioè di difficilmente afferrabile ed esprimibile. Spunti di riflessioni in base alla conoscenza tacita che è propria; forte di una derivante intuizione, ci si continua a predisporsi, per un possibile apprendimento, verso quei contenitori di conoscenza esplicita che capitano nel corso della vita.

La politica non è scienza. «E’ uno sgangherato bricolage – certo, sempre meno sgangherato quanto più si è provvisti di cultura, di amore dei poveri nella società ed assistiti da tecnici leali – per prendere decisioni “politiche”. Che significa “discutibili”, come sono sempre le scelte nella vita.  Nessuna scelta è “la migliore”, o senza effetti collaterali, perché allora sarebbe facile governare; anche la miglior scelta danneggerà qualche interesse, per esempio. Per questo dico che ogni politica è “discutibile”: il che significa che è legittimo e doveroso discuterla - e poi scegliere...» Piaccia o no, questa è la nostra Rivoluzione Culturale. (Si chiama democrazia) Maurizio Blondet 3 ottobre 2018