Digital transformation: ci vuole organizzazione, misurazione dell段nnovazione e collaborazione con l弾sterno

Si discute ormai quotidianamente dello stato della trasformazione e dell’innovazione delle aziende, e per alcune considerazioni prendo spunto oggi dai recenti risultati della ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milanoin collaborazione con PoliHub, basata sulle risposte di 250 tra Chief Innovation Officer e Chief Information Officer e 45 interviste dirette.

IL TEMA DEL BUDGET TECNOLOGICO

Spesso i “sistemi informativi” sono visti come qualcosa di pesante, lento e soprattutto poco innovativo, una strana sorte per chi si occupa di tecnologia dai famosi “tempi non sospetti”. Invece, come ho già scritto a tale proposito,non si può pensare alla trasformazione digitale senza IT, per quanto sia necessario un cambio di mentalità da parte dei professionisti del settore. Non mi stupisce quindi il fatto che nel 2019 aumenti il budget ICT per quasi quattro imprese italiane su dieci.

budget-startup-ictI principali ambiti di investimento ICT delle imprese italiane sono Digitalizzazione e Dematerializzazione (indicata dal 39% del panel), sistemi di Big Data Analytics e Business Intelligence (38%) e il consolidamento, sviluppo e rinnovamento dei sistemi ERP (31%). Seguono lo sviluppo e il rinnovamento dei sistemi CRM (26%), le soluzioni di eCommerce e Mobile Commerce (20%), sistemi di Information Security, Compliance e Risk Management (18%), applicazioni e tecnologie di Industria 4.0 (16%), Mobile Business (16%), sviluppo o rinnovamento dei Data Center e Information Management (15%). Chiudono a distanza Artificial Intelligence e Machine Learning (10%), Smart Working (10%), Internet of Things(9%), Supply Chain Finance e Blockchain (entrambe al 2%).

IL GRANDE TEMA DELL’ORGANIZZAZIONE

Nel 2013 scrissi un post dal titolo “Il peggior nemico del Digital CMO? Spesso l’organizzazione aziendale (almeno per com’è fatta ora)” e alla fine del 2017 avevo rilanciato con un altro testo dal titolo “I dolori del (giovane?) CxO“.

La gestione dell’innovazione digitale è ancora un processo complesso e spesso è la stessa cultura aziendale l’ostacolo più difficile da superare. La principale sfida organizzativa è rappresentata, per il 55% del campione, dallo sviluppo di strutture, ruoli e meccanismi di coordinamento che coinvolgono le diverse Direzioni, un un punto che avevo toccato qualche tempo fastartup-organizzazione

 

Oltre alla necessità di reperire e sviluppare competenze digitali (44% del panel), molto c’è da fare a livello di cultura aziendale rispetto all’accettazione del rischio e dell’errore (39%), ai nuovi metodi di lavoro come il design thinking (35%) e ai percorsi di formazione per stimolare l’innovazione fra i dipendenti (30%).

Tra chi a più di 250 dipendenti, il 35% affida ogni progetto di innovazione a un team dedicato, ben un 26% gestisce i progetti di innovazione in modo non ancora codificato,  nel 36% è presente una Direzione innovazione o, immagino più spesso, una singola figura dedicata.

COME SI MISURA L’INNOVAZIONE?

Capire l’impatto dell’innovazione digitale non è banale, dato che mancano gli standard nelle metriche: il 40% delle aziende sta programmando di adottare un sistema di misurazione e soltanto il 17% lo ha già.

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Chiaramente il ritorno sull’investimento è la metrica più tipica (71%) ma crescono anche l’immagine aziendale, l’employer branding e la customer experience (50%).

GUARDARE FUORI DALLE PROPRIE MURA: OPEN INNOVATION E IL LAVORO CON LE STARTUP

Più della metà delle aziende intervistate guarda con attenzione all’ecosistema delle startup, in un percorso non privo di ostacoli quali la gestione delle difficoltà di comunicazione (43%), la formalizzazione di garanzie per favorire un impegno continuativo (37%) e la regolamentazione della proprietà intellettuale (29%). Seguono la gestione dei processi di qualifica (25%), la definizione di accordi di riservatezza (24%), l’allineamento sulle scadenze della collaborazione (13%) e la gestione dei tempi di pagamento (9%).

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Un sistema ancora non maturo quindi, anche se secondo l’Osservatorio Startup Hi-tech nel 2018 le startup hi-tech italiane hanno raccolto 267 milioni di euro in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo del settore.

Il 33% delle imprese oggi ha collaborazioni già attive con startup e un altro 21% sta lavorando per questo, purtroppo con un ritardo maggiore nelle medie imprese (solo un 14% è attivo) che come sappiamo sono la maggioranza del tessuto economico italiano.

In conclusione quindi, con lo sfumare dei confini organizzativi tutta l’azienda deve muoversi all’unisono in un rapporto equilibrato tra interno ed esterno e in questa trasformazione il cambio di mindset orientato al cliente e attento al dato e alla tecnologia usata in modo intelligente non può essere appannaggio solo di alcuni specialisti.