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Cosa resta del ciclone “Rockpolitik”

21/11/2005 8618 lettori
4 minuti

20 ottobre 2005: una data che resterà negli annali della tv, perché segna l’inizio di un nuovo modo di fare tv in Italia. In quel giorno va in onda la prima puntata di “Rockpolitik”, lo show di Adriano Celentano che ha portato rilevanti innovazioni e ha costituito un precedente che in futuro difficilmente potrà essere ignorato.

Il programma è stato introdotto da un fiume di polemiche per il mancato controllo editoriale da parte della Rai sui contenuti della trasmissione, con il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce in prima fila nel protestare e nel minacciare di autosospendersi. A nostro parere, nella prima puntata Celentano non ha fatto niente di che. Nel senso: ha parlato di politica, di brutture urbanistiche, di censura, di edilizia dissennata... tutti temi di cui ha sempre trattato. Nulla, a ben guardare, di iperscandaloso. Molto più scandaloso ciò che disse nella prima puntata di “125 milioni di cazzate” (il suo precedente show su Raiuno) quando si scagliò, erroneamente, contro il silenzio-assenso sulla donazione di organi. Bisogna forse arrabbiarsi perché stavolta Adriano ha voluto dare spazio a persone vittime della censura come Michele Santoro o Sabina Guzzanti? E, siamo sinceri, Antonio Cornacchione che sfotte Berlusconi non dà fastidio proprio a nessuno! Certo, verrebbe da rispondere che il comico in realtà dia fastidio alla destra, ma ci sono due cose da considerare: la prima, che ormai fare dell’ironia su Berlusconi è diventato, a torto o a ragione, uno sport nazionale, e che come tale sotto un certo punto di vista non desta neanche più scalpore, specie se si tratta di una parodia non offensiva; la seconda, che la satira è pur sempre satira, e chi si risente rischia solo di fare una brutta figura. A quel punto, molto meglio tacere. Perché è di satira, e non di diffamazione, che stiamo parlando: se l’ironia di Rockpolitik vi è sembrata esagerata, andate a vedervi il David Letterman Show o il Jay Leno Show, che negli Stati Uniti bastonano il potere molto più di noi, e nonostante ciò nessuno batte mai ciglio. Discorso a parte merita l’ottimo Maurizio Crozza, che con le sue imitazioni, i suoi monologhi e le sue canzoni (su Bruno Vespa, su Zapatero, sul proporzionale) è stato, in ogni occasione, semplicemente delizioso. Tralasciando il parere di Vittorio Feltri di “Libero”, che ha rappresentato un’ostinata voce fuori dal coro, va detto poi che la performance di Roberto Benigni nel corso della seconda puntata di Rockpolitik è entrata di diritto, nel momento stesso in cui andava in onda, nella storia della televisione.

La satira del Premio Oscar è stata dissacrante e al tempo stesso divertentissima, tanto che persino il Ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, che 7 giorni prima aveva attaccato la “rock-ciofeca” di Celentano, ha elogiato pubblicamente il numero di Benigni. Insomma, i tre quarti d’ora in cui il regista de “La tigre e la neve” ha dato spettacolo alla sua maniera sono stati sublimi e hanno ricevuto il plauso incondizionato di (quasi) tutti: il cineasta toscano è apparso in forma, “vecchio stile” nella prima parte del suo intervento, poetico e profondo come stiamo imparando a conoscerlo oggi nella seconda parte, in cui ha citato Voltaire e Socrate. Questa è grande televisione, questo è grande servizio pubblico. In seguito, tuttavia, siccome è vero che non si può avere un Benigni in ogni puntata, e che non si può pretendere che la formula funzioni sempre, la terza puntata di Rockpolitik ha parzialmente deluso, soprattutto per via del suo conduttore, che evidentemente, poco prima della messa in onda, aveva assunto qualche tranquillante: non si spiega in altra maniera, infatti, la sconvolgente sequela di sbagli che nel terzo appuntamento il Molleggiato ha inanellato più del solito. Pensiamo a “Una carezza in un pugno”, sul cui finale Adriano si è incartato, ma anche al tentennante monologo sulla democrazia, con errori che lo hanno reso poco comprensibile, anche se tutto sommato il significato era chiaro. E che senso avevano i russi nello sketch con Teocoli? Il programma a quel punto ha mostrato la corda, ma era fisiologico. E ad ogni modo è stato, in termini di ascolti, la miglior terza puntata di sempre.

Nell’ultimo giovedì, il 10 novembre, si sono tirate le somme: Rockpolitik si è concluso alla grande, segnando un’ottima ripresa qualitativa dopo il piccolo calo della precedente settimana. Grandiosi i ragazzi di Locri che hanno detto che la mafia è lenta (momento bellissimo), ma anche Celentano che ha risposto per le rime a Vespa e Feltri con sublime ironia, e una visibilmente emozionata Sabina Guzzanti. E poi tanti, tantissimi ospiti musicali, a festeggiare la chiusura di una trasmissione che farà epoca, uno show destinato a lasciare il segno non solo in termini di share (mediamente oltre il 50%), ma anche da un punto di vista comunicativo. Celentano è rock, e ancora una volta lo ha dimostrato. 

Massimo Giuliano
Massimo Giuliano

Ho collaborato con varie testate cartacee, tra cui Il Tempo e Intercity. La musica è il mio interesse principale: ho recensito cd e concerti per vari siti Internet (NotizieNazionali.net, L'isola che non c'era, Musicalnews.com) mentre oggi sono redattore di IlPescara.it, gruppo editoriale Citynews-Today. Mi sono occupato per anni anche di uffici stampa e comunicazione, collaborando inoltre da esterno con agenzie ed emittenti tv per realizzare servizi ad hoc.