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Mercato auto Italia 2025: analisi dati e trend dei consumatori

09/01/2026 383 lettori
9 minuti

I dati finali del mercato auto italiano 2025 non raccontano una crisi. Raccontano la fine di un'illusione: quella del "consumatore medio" a cui vendere "un'auto normale".

Il mercato ha chiuso a 1.525.722 immatricolazioni, con un calo del 2,1% rispetto al 2024. Ma il totale è il dato meno interessante. Quello che conta è capire chi sta comprando, perché, e soprattutto: con quali criteri.

La forma del mercato oggi è una clessidra. Non di prodotti, non di fasce di prezzo. Una clessidra di decisori. E chi non capisce da che parte sta il proprio cliente, sta già perdendo.

La clessidra dei decisori

Quindici anni fa, quando uscì il primo Nissan Juke, iniziò una trasformazione che molti hanno sottovalutato. Le berline medie - Golf, Focus, Astra, Mégane - hanno progressivamente perso terreno. Non per colpa della tecnologia, non per colpa dei cinesi. Per una ragione molto più semplice: il cliente ha smesso di volerle.

Oggi quella trasformazione è completa. Il segmento B-SUV e C-SUV ha sostituito le berline. Ma quello che emerge dai dati 2025 non è solo la conferma di un trend, è l'evidenza di una nuova polarizzazione molto più profonda: il decisore si è diviso in tribù con criteri di scelta chiarissimi.

In alto: il decisore aspirazionale

BMW Italia chiude il 2025 con un record storico: 89.486 unità (+7,4%). Il marchio BMW da solo immatricola 73.230 vetture, con una quota di mercato premium al 29,5%. Alfa Romeo segna la miglior crescita del segmento: +22,9% con 28.300 unità. La BMW X1 entra nella top 20 generale con 22.092 immatricolazioni.

Fascia di prezzo: dai 42.000 euro in su.

Questo decisore non fa calcoli economici. Compra status, prestazioni, un'identità che si porta addosso. L'auto è parte della propria narrazione sociale e professionale. E paradossalmente, in un mercato in calo del 2,1%, questa tribù tiene o cresce. Non scenderà mai di fascia. O compra premium nuovo, o compra premium usato. Ma non compra mai "medio".

In basso: i decisori con criteri chiari

Qui troviamo due profili molto diversi, ma accomunati da una cosa: sanno esattamente cosa vogliono e perché.

Il razionale economico: Fiat Panda domina con 102.485 unità. Dacia Sandero 49.445. Dacia Duster 33.573. Fascia 13.000-20.000 euro. Parallelamente, l'usato esplode con +4% superando i 5,7 milioni di passaggi di proprietà. Non è un ripiego. È una scelta difendibile: costi chiari, TCO prevedibile, zero sorprese. Chi compra qui ha fatto i conti e sa che questa è la scelta più razionale. Non cerca emozioni, cerca certezze.

Il pratico risolutivo: Jeep Avenger 48.376 unità. Toyota Yaris Cross 37.386. MG ZS 28.988 (+24,9%). Ford Puma 26.676. Volkswagen T-Cross 21.824. Renault Captur 25.861. Fascia 24.000-30.000 euro, tutti SUV compatti ibridi. Questo decisore non vuole pensare all'auto. Vuole che l'auto risolva il problema mobilità: spazio sufficiente, consumi bassi, tecnologia adeguata, manutenzione prevedibile. Sa che un SUV compatto ibrido è la risposta pratica, e sceglie in base a chi gli offre il miglior rapporto tra praticità e affidabilità percepita.

Entrambi questi profili hanno una caratteristica comune: criteri di scelta chiarissimi. Non sono "influenzabili" dal marketing tradizionale. Hanno fatto la loro analisi e sanno cosa cercano.

Nel mezzo: il decisore che si assottiglia

Qui sta il punto cruciale. Non è che sia "sparita una fascia di prezzo". È che si sta assottigliando numericamente un tipo di decisore: quello che comprava "un'auto normale" senza criteri chiari.

Quello che 10-15 anni fa entrava in concessionaria e comprava una Golf "perché è una Golf", una Focus "perché va bene", un'Astra "perché non sbaglio". Non aveva criteri precisi. Non cercava né lo status, né il massimo risparmio, né una soluzione pratica specifica. Comprava "un'auto media per una persona media".

Oggi questo decisore è confuso. Guarda i prezzi e rimanda. Guarda l'usato. Non capisce più quale sia "la scelta normale". Perché la scelta normale non esiste più.

La Volkswagen Golf - simbolo per eccellenza dell'auto "media sensata" - è 29ª con 14.121 unità. La Ford Focus è 38ª con 10.388 unità. Modelli che dieci anni fa vendevano il triplo. Non perché siano brutte auto. Ma perché il decisore che le comprava si è diviso: alcuni sono saliti (premium), altri sono scesi (economico razionale o pratico compatto), e molti sono semplicemente usciti dal mercato del nuovo.

I cinesi: acceleratori di polarizzazione

BYD passa da 2.785 unità del 2024 a 23.621 nel 2025. Un +747,8%. La BYD Seal U entra nella top 30 con 14.723 immatricolazioni. MG sfiora le 50.000 unità totali (+24,9%).

La narrazione comune è: "I cinesi rubano quote con i prezzi bassi". Ma è troppo semplicistica.

Quello che stanno facendo BYD e MG è accelerare la polarizzazione dei decisori. Non stanno solo offrendo auto economiche. Stanno ridefinendo il rapporto qualità/prezzo nella fascia 24-30k, proprio dove si concentra il "decisore pratico risolutivo". Un SUV compatto ibrido con garanzia 7 anni a 26.000 euro cambia la percezione del rischio. Dotazioni da 40k europei a prezzo di 28k cambiano i parametri di valutazione.

E contemporaneamente, stanno costruendo il premium con tecnologia. BYD Seal, Tang, Han non sono auto economiche. Sono auto da 45-60k che competono direttamente con i premium europei. Solo che hanno batterie migliori, più autonomia, più tecnologia.

La tenaglia si chiude su chi non ha criteri chiari. Se sei un decisore razionale economico, Dacia ti batte. Se sei un decisore pratico risolutivo, Toyota/Jeep ti battono per affidabilità percepita, ma MG ti sfida sul prezzo. Se sei aspirazionale, BMW/Alfa ti battono sul brand. E se non sei nessuna delle tre cose... non hai più mercato.

Il sito è il nuovo showroom (ma non come pensi)

La conseguenza più diretta di questa polarizzazione per i dealer è che il loro ruolo è cambiato radicalmente. E molti non se ne sono ancora accorti.

Il cliente arriva in concessionaria avendo già fatto il 70% del percorso decisionale. Ha già identificato la sua tribù (razionale, pratico, aspirazionale). Ha già ristretto a 2-3 modelli. Ha già calcolato il finanziamento. Ha già letto recensioni, guardato video, configurato l'auto.

Il sito web non genera lead da "convertire". Il sito web è dove il decisore capisce se tu puoi servirlo o no. Se sei per la sua tribù o no. Se parli il suo linguaggio o no.

Il dealer oggi non vende auto. Facilita decisioni che il cliente ha già quasi preso. Il suo valore non è nella persuasione, ma nella riduzione dell'ansia: confermare che la scelta è giusta, rendere il processo semplice, eliminare sorprese.

Chi ancora pensa al digitale come "un canale a parte" non ha capito che ogni concessionaria vive dentro l'ecosistema digitale della marca, che le piaccia o no. La separazione online/offline è morta. Il decisore si muove fluidamente tra i due, e pretende coerenza.

Per i brand: non puoi essere per tutti

Se il decisore si è polarizzato in tribù, il brand deve scegliere quale tribù servire. E allineare tutto - prodotto, prezzo, comunicazione, distribuzione - a quella scelta.

Sei per il decisore razionale economico? Allora devi essere come Dacia. Prezzi chiari, costi di gestione trasparenti, nessuna pretesa estetica o tecnologica. Il cliente deve sapere esattamente cosa sta comprando e perché conviene. La tua comunicazione non vende sogni, vende certezze. Non cerchi di emozionare, cerchi di rassicurare.

Sei per il decisore pratico risolutivo? Allora devi essere come Toyota o Jeep. Affidabilità provata, tecnologia matura (non all'avanguardia, ma funzionante), assistenza capillare, garanzie solide. Il cliente deve percepire che con te non ci sono pensieri. La tua comunicazione non vende emozioni, vende serenità. Parli di problemi risolti, non di caratteristiche tecniche.

Sei per il decisore aspirazionale? Allora devi essere come BMW o Alfa Romeo. Design distintivo, prestazioni, heritage, badge riconoscibile. Il cliente deve sentire che comprando la tua auto sta comprando un pezzo della propria identità. La tua comunicazione vende appartenenza a un club, non specifiche tecniche.

Chi prova a stare nel mezzo - chi vuole essere "per tutti" - sta occupando una terra di nessuno che il mercato ha già abbandonato. Non basta più fare un SUV compatto nella fascia 25-30k. Devi essere chiaramente IL SUV economico, o IL SUV affidabile, o IL SUV tech cinese, o IL SUV aspirazionale entry. Se non sei chiaramente qualcosa, non sei niente.

L'elettrico e il problema della tribù

I dati di dicembre 2025 mostrano che le BEV, spinte dagli ultimi incentivi, hanno toccato l'11% di quota mensile. Ma senza incentivi strutturali, quel numero è destinato a crollare di nuovo. Sul totale anno, le BEV si fermano al 6,2%.

Il problema dell'elettrico non è tecnologico. Il problema è che l'elettrico puro oggi non sta in modo convincente in nessuna delle tre tribù di decisori.

Costa troppo per i razionali economici. Ha troppa ansia da autonomia per i pratici risolutivi (che infatti preferiscono gli ibridi). E non ha abbastanza status consolidato per gli aspirazionali (tranne Tesla, che però in Italia cala del 17,9% nel 2025).

I brand che vinceranno sull'elettrico saranno quelli che capiranno per quale tribù è davvero la scelta giusta, e comunicheranno solo a quella. Non a "tutti quelli che dovrebbero comprare elettrico".

Previsioni 2026: la polarizzazione si accentua

Guardando avanti, tre scenari sono probabili:

Il decisore razionale economico crescerà. L'incertezza economica, la fine degli incentivi strutturali, e la maturazione del mercato dell'usato certificato renderanno questa scelta sempre più difendibile. I brand che presidiano questa tribù (Dacia in primis) continueranno a crescere.

Il decisore pratico risolutivo si frammmenterà. Qui si gioca la vera battaglia. Toyota/Jeep hanno l'affidabilità percepita. MG/BYD hanno il prezzo e la tecnologia. I brand europei tradizionali (VW, Renault, Peugeot) dovranno decidere se competere sul prezzo (impossibile) o sull'affidabilità percepita (difficile contro Toyota).

Il decisore aspirazionale terrà. Il premium è anticiclico per definizione. Chi compra BMW non smette perché c'è crisi. Al massimo passa da Serie 3 a Serie 1, ma resta nel brand. La vera minaccia qui sono i cinesi premium (BYD, Nio, Xpeng) che stanno costruendo credibilità tecnologica. Ma ci vorranno anni.

E il decisore "medio" senza criteri chiari? Continuerà ad assottigliarsi. Alcuni usciranno definitivamente dal mercato del nuovo. Altri sceglieranno una tribù. Ma il mercato non tornerà più a servire "tutti" con "auto normali".

Conclusione: il cliente ha già deciso

La trasformazione del mercato auto non è iniziata nel 2025. È iniziata 15 anni fa con la suvvizzazione dei segmenti B e C. Le berline medie hanno perso oltre il 50% in dieci anni, non per colpa della tecnologia o dei cinesi, ma perché il cliente ha smesso di volerle.

Quello che emerge dai dati 2025 è la fase successiva: il decisore si è polarizzato in tribù con criteri chiarissimi. Non basta più offrire un prodotto nella giusta fascia di prezzo. Devi sapere per quale tribù esiste quel prodotto, e comunicare solo a quella.

Il cliente ha già deciso. Ha deciso che non esiste più "l'auto media per la persona media". Ha deciso che o vuoi certezze economiche, o vuoi praticità senza pensieri, o vuoi status. E se non sai dirgli quale delle tre cose sei, non ha motivo di sceglierti.

La domanda per brand e dealer non è "come riconquistiamo il mercato medio". La domanda è: quale tribù serviamo? E siamo allineati - prodotto, prezzo, comunicazione, distribuzione - per servirla davvero?

Perché il mercato non premierà più chi prova a essere per tutti. Premierà solo chi ha il coraggio di scegliere.


Dati: Ministero Infrastrutture e Trasporti, UNRAE, analisi su fonti aperte.
Elaborazione: Luca Oliverio, gennaio 2026.

Luca Oliverio
Luca Oliverio

Luca Oliverio è il founder e editor in chief di comunitazione.it, community online nata nel 2002 con l'obiettivo di condividere il sapere e la conoscenza sui temi della strategia di marketing e di comunicazione.

Partner e Head of digital della Cernuto Pizzigoni & Partner.

Studia l'evoluzione sociale dei media e l'evoluzione mediale della società.