Un italiano su tre usa wearable per monitorare la salute, ma i dati restano inutilizzati
Un italiano su tre utilizza dispositivi indossabili per monitorare parametri di salute, ma i dati raccolti raramente entrano in un percorso clinico strutturato. È il risultato del sondaggio "Salute misurata e wearable" condotto da Cerba HealthCare Italia su un campione di 1.000 cittadini.
Il 34,3% degli intervistati usa smartwatch, smartband o app per la salute. L'adozione è concentrata nelle fasce più giovani: tra gli under 35 è maggioritaria, cala nelle fasce più adulte. Chi usa questi dispositivi lo fa con frequenza — l'86% controlla i dati almeno una volta al giorno — ma con finalità prevalentemente legate al fitness. Il conteggio dei passi e dell'attività fisica coprono circa due terzi delle funzioni usate, mentre i parametri clinici restano marginali.
Il 62,4% degli utenti non ha mai condiviso i propri dati con un professionista sanitario. Quando i valori risultano fuori norma, il 73% cerca spiegazioni online; solo il 17,8% contatta un medico. Un caso emblematico del divario tra dato disponibile e comprensione: il VO₂max — indicatore della capacità aerobica e dello stato cardiovascolare — è conosciuto solo dal 9,3% degli intervistati.
Cerba HealthCare segnala la necessità di un cambio culturale che porti il paziente a un ruolo più attivo, e di una mediazione clinica capace di collegare i dati dei dispositivi a percorsi di prevenzione reali.
Il sondaggio è stato realizzato da Eo Ipso srl per conto di Cerba HealthCare Italia tra il 5 e il 24 febbraio 2026, su un campione rappresentativo di 1.000 residenti in Italia over 18, stratificato per età, sesso e area geografica. Metodo: interviste telefoniche assistite da sistema computerizzato. Margine di errore: ±4,2% con livello di significatività al 95%.

