Il falso funziona meglio del vero. E non è un problema di ignoranza
Il falso funziona meglio del vero. E non è un problema di ignoranza.
C'è una domanda che dovrebbe preoccupare chiunque lavori nella comunicazione professionale: se produciamo contenuti accurati, verificati, ben costruiti, perché continuiamo a perdere terreno rispetto a chi produce contenuti falsi?
La risposta non è confortante. Il falso non vince perché le persone sono stupide o manipolabili. Vince perché il sistema è costruito per farlo vincere.
Il problema non è la deriva. È la struttura.
Partiamo da un dato che arriva dalla ricerca accademica, un ambito che ci piace pensare immune da queste dinamiche. Nel 2023 sono stati ritirati oltre 10.000 articoli scientifici, stabilendo un nuovo record assoluto. E secondo gli esperti di integrità della ricerca, si tratta solo della punta dell'iceberg. nature
Non sono errori isolati. Un'analisi pubblicata su PNAS nel 2025 mostra che i cosiddetti "paper mills" — fabbriche di ricerca falsa che vendono autorships a scienziati sotto pressione — producono articoli falsi a una velocità che raddoppia ogni 18 mesi, dieci volte più velocemente della crescita complessiva della letteratura scientifica. Chemistry World
Il meccanismo sottostante è il "publish or perish": le università, i fondi di ricerca e i sistemi nazionali di valutazione premiano il numero di pubblicazioni, il posizionamento sulle riviste e le metriche di citazione per assunzioni, promozioni e finanziamenti. Quando la progressione di carriera dipende dal record di pubblicazioni, la tentazione di aggirare il processo cresce, specialmente per i ricercatori alle prime armi o sotto pressione temporale. Enago Academy
Stessa identica logica nel giornalismo e nella comunicazione digitale. Si chiama "click or perish". Chi produce contenuti — brand, redazioni, creator — è valutato sulla velocità, il volume e il coinvolgimento generato. Non sulla verità.
Il falso è strutturalmente avvantaggiato.
Lo studio più autorevole su questo tema è quello pubblicato su Science nel 2018 da Vosoughi, Roy e Aral del MIT. Analizzando circa 126.000 notizie diffuse su Twitter tra il 2006 e il 2017, i ricercatori hanno trovato che le notizie false si diffondono in modo significativamente più lontano, più veloce, più in profondità e più ampiamente della verità, in ogni categoria di informazione. MIT News
Il dato più inquietante: le notizie false hanno il 70% in più di probabilità di essere ricondivise rispetto a quelle vere, e impiegano circa sei volte meno tempo per raggiungere 1.500 persone. MIT News E non sono i bot i responsabili: i robot accelerano la diffusione di notizie vere e false allo stesso ritmo. È dunque a causa degli esseri umani, non dei robot, che le notizie false si diffondono più di quelle vere. PubMed
Perché? La risposta è psicologica prima che tecnologica. Le notizie false sono più nuove, e le persone tendono a condividere informazioni inedite. Chi condivide informazioni mai viste prima viene percepito come informato, "dentro le cose". MIT News Il falso, non essendo vincolato dalla realtà, può sempre essere più sorprendente, più emotivo, più estremo. La verità, spesso complessa e sfumata, parte svantaggiata.
L'attenzione ha sostituito la verità come metro di valore.
Questo è il punto che SemiotiGram — laboratorio di semiotica dei media della Sapienza — mette al centro della sua analisi applicando il quadrato semiotico alla disinformazione contemporanea. Il modello non distingue semplicemente tra vero e falso, ma mappa quattro posizioni nell'ecosistema informativo: ciò che è vero ma non visibile, ciò che è visibile ma non vero, ciò che viene silenziato e ciò che è costruito intenzionalmente. Al centro non si trova la verità, ma l'attenzione.
È una conclusione che ha implicazioni dirette per chi fa comunicazione professionale. Perché se l'attenzione è la valuta, allora chi produce contenuti accurati sta giocando con regole diverse da quelle del sistema in cui opera. Non è un problema etico astratto: è una sfida competitiva concreta.
Cosa significa per chi fa comunicazione.
Il sistema premia l'urgenza, l'emozione, la semplificazione. Chi costruisce contenuti verificati, sfumati, documentati paga un costo reale in termini di velocità e coinvolgimento immediato. Non è una ragione per smettere di farlo — è una ragione per capire il gioco in cui si è immersi.
Anche quando i paper falsi vengono individuati — di solito da ricercatori volontari nel tempo libero — le riviste accademiche sono spesso lente a ritrarli, permettendo agli articoli di contaminare quella che molti considerano sacra: la biblioteca globale del sapere scientifico. The Conversation La stessa dinamica si replica online: la smentita di una fake news raggiunge sempre una frazione del pubblico raggiunto dalla notizia falsa originale.
La disinformazione non è un'anomalia del sistema informativo. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato per funzionare — ottimizzato per l'engagement, non per la verità. Riconoscerlo non è nichilismo: è il primo passo per costruire una comunicazione che abbia ancora senso.

