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Programma di formazione sull'etica della comunicazione

Introduzione

Il presente lavora si prefigge lo scopo di individuare una strategia di comunicazione per venire incontro ad un’esigenza che ha come oggetto, la comunicazione pubblica. Nella storia della comunicazione dagli albori ad oggi mai si è verificata l’urgenza di intraprendere nuove vie per far crescere una coscienza critica. Lo scenario mediale ci apre a nuovi orizzonti da non sottovalutare, ciò che tempo fà era considerato utopia, oggi è realtà[1].

La corruzione si presenta come la grande sfida di questi ultimi anni. La voce dei magisteri tradizionali si è affievolita ed è tanto più patetica quanto più è isolata. Aiutati da tecnologie sempre più sofisticate, i media hanno preso il loro posto. Non si fanno più semplicemente guardare e ascoltare, ma guidano il nostro riflettere e giudicare. Utilizzando un metodo veramente inquisitoriale, penetrano furtivamente nel nostro intimo; sono diventati la voce fuori campo della nostra coscienza. E non è poi così sicuro che la libertà della persona esca vittoriosa da questi nuovi conformismi.[2]

L'etica nelle comunicazioni sociali non riguarda solo ciò che appare sugli schermi cinematografici o televisivi, nelle trasmissioni radiofoniche, sulla carta stampata e su Internet, ma va riferita anche a molti altri aspetti. La dimensione etica tocca non solo il contenuto della comunicazione (il messaggio) e il processo di comunicazione (come viene fatta la comunicazione), ma anche questioni fondamentali strutturali e sistemiche, che spesso coinvolgono temi relativi alle politiche di distribuzione delle tecnologie e dei prodotti sofisticati (chi sarà ricco e chi povero di informazioni?).[3]

Ci troviamo a vivere in un’epoca dove dietro il concetto di mercato libero si nasconde una concorrenza più delle volte sleale, generando conflitti di potere. Già Communio et Progressio [4] parla della concentrazione del potere, ma non discute su come sia possibile avere comunione in un paese che presenta conflitti sul controllo mediale. Lo stesso documento ripone molta fiducia nell’educazione dei professionisti e del pubblico per realizzare il suo piano. Prendendo spunto da quest’esortazione si approfondisce il presente lavoro avendo come obbiettivo il concetto Cristiano di comunicatore pubblico. Viene fatta una analisi della situazione odierna in Italia e allo stesso tempo si propone una linea guida per la formazione etica del comunicatore pubblico in ambito Amministrativo.

 

 

1. Concetti e definizioni di comunicazione pubblica.

Prima di tutto, dobbiamo aver chiaro che cosa intendiamo per comunicazione pubblica. Finche trattiamo il concetto di comunicazione non abbiamo difficoltà, analizzando il concetto di comunicazione pubblica dobbiamo introdurre il termine di amministrativa (o istituzionale). Difatti la comunicazione orientata nella sfera pubblica è amministrativa. Viene cosi chiamata la comunicazione che le istituzioni pubbliche indirizzano ai cittadini per informarli circa le loro attività, le loro iniziative, le opportunità da loro offerte[5].

A chiarire questo concetto ci viene in aiuto il decreto legislativo del 3 febbraio 1993, n. 29 al comma 2:

Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi ed associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale[6].

L’estensione più ampia del concetto include tutte le forme di comunicazione considerate pubbliche in quanto rivolte al pubblico e specialmente l’informazione giornalistica, stampa e radiotelevisiva: “Si definisce come pubblica quella comunicazione che ha per oggetto gli affare di interesse generale “ (Mancini, 1996)[7]

Con il termine comunicazione pubblica s’intende la comunicazione che viene fatta nell’ambiente pubblico, cioè, al di fuori della famiglia e del gruppo di amici. La comunicazione pubblica, è la comunicazione che riguarda il processo di decisioni della comunità, sia che questa si configuri come comunità locale (quartiere), come città, o come nazione. Oggi si afferma che tutte le persone hanno il diritto di partecipare al processo decisionale nell’ambito di una nazione democratica. Non si intende parlare della capacità e del diritto di tutte le persone a partecipare al foro pubblico, ma si parla dei comunicatori professionisti, ovvero di coloro che, nell’ambito della comunità, facilitano i processi di deliberazione sulle decisioni da prendere.[8]

Denis McQuail[9] nel libro “Le comunicazioni di massa” ci espone alcune caratteristiche dell'istituzione dei mezzi di comunicazione:

  • I media operano quasi esclusivamente nella sfera pubblica: costituiscono un'istituzione aperta alla quale tutti possono partecipare come riceventi e, in determinate condizioni, anche come emittenti…
  • È connessa alla produzione e alla distribuzione della 'conoscenza' sotto forma di informazioni, idee, cultura…

La comunicazione pubblica inizia ad avere una sua evidenza come ambito disciplinare a partire dagli anni ’90, stagione in cui prende avvio in Italia una riflessione organica sulla necessità di riforma del sistema delle pubbliche amministrazioni. Si dibattono i temi della trasparenza dell’agire pubblico e di un nuovo rapporto con il cittadino, su basi relazionali, collaborative, partecipative e di servizio. Il cambiamento, lento e ancora in atto, ha come obbiettivo l’amministrazione condivisa.

Si tratta di una formula organizzativa fondata sulla collaborazione e sulla reciproca fiducia fra amministrazione e cittadini, considerati come soggetti attivi che, integrando le risorse di cui sono portatori con quelle dell’amministrazione, assumono una parte di responsabilità nel risolvere problemi d’interesse generale. In questo modello il cittadino viene proiettato al centro dell’azione amministrativa, ne diviene termine di riferimento, con i suoi bisogni ma anche con la sua capacità di proposta e partecipazione.

Si possono individuare fondamentalmente tre modalità d’uso della comunicazione da parte delle istituzioni pubbliche:

§ Comunicazione istituzionale: è finalizzata ad esternare le attività e le funzioni, ad applicare norme, a regolare giuridicamente i rapporti fra i soggetti membri dell’ordinamento (comunicazione normativa o giuridico-formale), ad informare gli utenti sulle modalità di funzionamento degli uffici e sull’applicazione di norme (comunicazione di servizio), a far conoscere l’identità e orientamento operativo delle istituzioni pubbliche (comunicazione d’immagine).

§ Comunicazione politica: proviene dalle istituzioni pubbliche e dai partiti o movimenti politici, ed è incentrata su tematiche controverse di interesse generale sulle quali sussistono orientamenti e opinioni contrastanti.

§ Comunicazione sociale: diretta a promuovere la risoluzione di problemi di interesse generale (tutela ambientale, salute, previdenza, istruzione, occupazione, sicurezza sociale, ordine pubblico, ecc.).

 

 

 

2. Legge 150/2000 del Parlamento Italiano.

Per motivo di sintesi tratterò solo dei punti che interessano per il proseguo di questo programma, si invita il lettore ad una consultazione personale della legge 150/2000.

Questa legge, che qualcuno liquida troppo in fretta rappresenta una sorta di sigillo su di un decennio di riforme ordinamentali della Pubblica Amministrazione. Fino agli anni ‘90 la parola d'ordine nelle Amministrazioni era 'visibilità', e quindi informare i cittadini. Dal 1990 in poi la parola d'ordine è stata cambiamento, da qui la legge sulla comunicazione. La comunicazione serve a supportare il governo della Pubblica Amministrazione, perché questa, riuscendo a intercettare i bisogni dei cittadini si prepari ad affrontare i cambiamenti e possa anticipare le aspettative. Le pubbliche amministrazioni hanno un nuovo indispensabile strumento per sviluppare le loro relazioni con i cittadini, potenziare e armonizzare i flussi d’informazioni al loro interno e concorrere ad affermare il diritto dei cittadini ad un'efficace comunicazione.[10]

Con questa legge ci si è avviati verso un nuovo approccio di concepire il pubblico o il cittadino. Già negli anni Ottanta, ci si rese conto delle conseguenze della differenziazione sociale sul comportamento legato alla comunicazione di massa, si apri una nuova prospettiva teorica (teoria degli usi e gratificazioni) sul rapporto audience e media. Si trattava di un passaggio di una concezione passiva del pubblico alla consapevolezza del fatto chi i suoi membri sono soggetti attivi[11].

Se focalizziamo la nostra analisi sulle tecniche e sui mezzi di comunicazione, possiamo affermare che garantire accesso e partecipazione agli interlocutori di un’amministrazione pubblica, oltre alla maggiore efficacia ed economicità nell’azione amministrativa vuol dire assicurare non solo la soglia minima di garanzia ma anche un grado di apertura e di interattività che il cittadino può sfruttare sia per i rapporti ordinari sia per quelli meno usuali[12]. Temi quali l’anticipazione dei bisogni, per cui sono necessarie tecniche particolari messe a punto soprattutto in ambito privato, come la citizen satisfaction (soddisfazione del cittadino):

‹‹Sono i destinatari i costruttori consapevoli dei significati, ed i destinatari m i cittadini, sono sempre più parte direttamente coinvolta nella soluzione dei problemi di governo, Questo implica superare la visione del cittadino come cliente, consumatore, azionista, utente o, in termini di piano di comunicazione, target o bersaglio: è necessario passare a considerare il cittadino come partner della soluzione di un problema››.[13]

 

3. Linea guida per la formazione etica del comunicatore pubblico.

Per comunicare non basta contare sulle strutture di comunicazione e su una formazione professionale che la Legge 150 prevede, ma occorre avere una formazione pregressa basata su valori etici. Un codice deontologico da rispettare si può apprendere, ma l’Ethos Professionale e ciò che fa la differenza.

L'Ethos professionale mantiene un'autonomia sociale in cui si deve essere fedeli alla coscienza personale e al giuramento d’onore. - Il vero professionista non esige una legge o una supervisione esterna. - Il professionista deve essere guidato dall'impegno attraverso l'Ethos della professione, una questione di coscienza personale. - Il professionista specialmente il professionista della comunicazione pubblica, deve mantenersi indipendente dall'ente in cui lavora, dallo Stato, dalla Chiesa. Deve essere assolutamente fedele alla sua coscienza.

Gli strumenti della comunicazione possono certamente dare un grande apporto al rafforzamento delle relazioni umane: ma se la preparazione morale e intellettuale sono deficitarie, oppure manca la buona volontà, il loro uso può raggiungere l'effetto contrario, creare in altre parole maggiori incomprensioni e maggiori dissensi fra gli uomini, con conseguenze deleterie. Troppo spesso, infatti, si constata che mediante gli strumenti della comunicazione sono negati o misconosciuti gli stessi valori fondamentali della vita umana.[14]

Nel proseguire e giusto dare alcuni cenni sulla fondazione dell’Etica:

Occorre risalire all’etimlogia del termine come fonte del significato per capire la differenza tra etica e morale. Venendo uno dal greco e l’altro dal latino, i due termini etica e morale designano in modo identico una considerazione regolatrice dei comportamenti umani. ‹‹La morale comanda, l’etica raccomanda››. La morale non si limita a descrivere, e neppure a comprendere, ma indica all’uomo la norma che deve osservare nel suo agire. E’ dunque, per sua essenza normativa. Due sono le origini etimologiche del vocabolo etica. Il termini ithos, che significa la condotta dell’anima, lo stile nel senso che questa parola aveva nella Francia classica: “lo stylem c’est l’homme”. Il termine ethos, complementare al primo, può designare l’insieme delle norme che nascono dal rispetto. L’etica è una scienza che prende in considerazione l’ithos e l’ethos. E’ la garanzia dell’armonia che deriva dalla buona conduzione di ogni cosa e di ogni azione, insomma dall’accordo fra l’anima e il suo manifestarsi. [15]

La prima cosa da dire a proposito di etica della comunicazione pubblica è che la rilevanza del tema comunicazione nel campo dell’etica ha assunto un peso molto maggiore che in passato da quando J. Habermas[16] ha elaborato un ingegnoso tentativo di fondare tutto quanto il discorso morale a partire dalle leggi che regolano la comunicazione argomentativa, vale a dire quel tipo di comunicazione che cerca nel destinatario un consenso libero, fondato su argomenti convincenti. Questo è appunto il tipo di comunicazione in cui si esprime ogni forma di proposizione etica.

Per questo è dovere di coscienza per tutti i comunicatori (coloro cioè che per impegno professionale ne fanno uso) procurarsi una seria competenza in materia; dovere tanto più grave quanto più grande è l'influenza del comunicatore, per motivo del suo ufficio, sulla moralità della comunicazione. Lo stesso si deve dire, a maggior ragione, per quanti hanno incombenze educative o divulgative e quindi influiscono sui gusti e sulle inclinazioni degli altri, soprattutto dei giovani[17].

Quattro domande centrali per una pedagogia induttiva con le quali un professionista deve confrontarsi, ovvero, un senso di etica che viene costruito dai professionisti stessi in una serie di riflessioni:

a) Cosa facciamo? (La causa materiale). Questa domanda offre una base di informazione e di coscienza per una seconda domanda.

b) In quale modo dobbiamo esercitare la nostra professione? (La causa formale). Questa conduce alla terza domanda.

c) Perché dobbiamo agire in questa forma? (La causa finale).

d) Come possiamo portare a compimento questa forma di esercitare la professione? (La causa efficiente).

I principi e le norme etiche importanti in altri campi valgono anche per il settore delle comunicazioni sociali. I principi di etica sociale, come la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia, l'equità e l'affidabilità nell'uso delle risorse pubbliche e nello svolgimento dei ruoli che si basano sulla fiducia della gente, sono sempre da tenere in conto. La comunicazione deve essere sempre veritiera, perché la verità è essenziale alla libertà individuale e alla comunione autentica fra le persone.

 

4. Il concetto Cristiano di comunicatore pubblico.

Oggi dal comunicatore si esige una preparazione professionale più rigorosa per l’uso di tecnologie sempre più sofisticate e costose. Ma al comunicatore cristiano questo non basta. Il comunicatore cristiano è in rapporto con una cultura specifica, è cosciente del proprio ruolo nella società e della particolare responsabilità riguardo alle decisioni collettive immediate (politiche) quando al processo di riformulazione continua della cultura.

La cultura significa, in senso ampio, tutto quello che l’uomo compie nel coltivarsi e nel rendere vitale e realizzata la propria esistenza. In questo senso la cultura è l’autoeducazione e l’autorealizzazione dell’uomo.[18]

Il buon comunicatore è simile ad una “ostetrica” che aiuta a nascere una cultura vera e buona. Quando questo insieme di significazioni/definizioni, che è chiamato cultura sembra essere ragionevole e avere buon senso per la gran maggioranza della comunità, la gente dice: “Questo è vero”. Noi che viviamo con la coscienza della moltitudine delle culture, sappiamo che ciò che è considerato vero in una cultura o in un ambiente storico, può essere considerato non vero in un’altra cultura o in un altro ambiente storico. Le culture sono relative e hanno una verità culturale.

 

 

5. Nuove vie per far crescere una coscienza critica.

L’obbiettivo di questo programma (vedi introduzione pag. 3), è di rivalutare e promuovere l’etica sociale della comunicazione. Il buon comunicatore aiuta a scoprire un metodo per motivare i professionisti del settore pubblico attraverso gli ideali personali, gli ideali del buon comunicatore. Quindi, quando si formano giornalisti, o operatori destinati al bene comune (politici), occorre creare motivazioni, valori e una coscienza personale che presentino le seguenti caratteristiche:

Ø Impegno verso la comunità e la verità culturale perché la cultura è la vita della comunità. Se la cultura perde il suo valore, scompare. Il buon giornalista è disposto a dare la vita per migliorare la verità culturale.

Ø Capacità persuasiva: come una buona ostetrica aiuta semplicemente un bambino a nascere, così il buon comunicatore deve aiutare la comunità a prendere decisioni lasciandole la libertà e la responsabilità di riuscire a farlo. Il buon comunicatore ha sicuramente un impegno con il proprio senso di valori e con la propria coscienza morale, ma deve rimanere imparziale, e mostrare grande rispetto per la decisione presa dalla comunità.

Ø Impegno nella ricerca dell'evidenza e dei dati necessari ma anche impegno per ricercare la saggezza della comunità.

Ø Coraggio per contestare il potere.

Ø Capacità di riassumere i diversi settori d’opinioni e di presentare tutto con un senso di giustizia e con chiarezza di argomentazione, ovvero, capacità del comunicatore di saper pensare.

Ø Capacità del poeta di commuovere il cuore di accendere l'immaginazione.

Ø Santità del profeta per cercare l'unione con la fonte di tutta la verità e per diventare capace di valutare questa verità culturale alla luce di una VERITA' trascendente.[19]

 

6. Conclusioni.

In breve, i mezzi di comunicazione sociale si possono utilizzare per fare il bene o per fare il male. E’ una questione di scelte.

« Non si deve mai dimenticare che la comunicazione trasmessa attraverso i mezzi di comunicazione sociale non è un esercizio utilitaristico volto semplicemente a sollecitare, persuadere o vendere. Ancor meno, essa è un veicolo per l'ideologia. I mezzi di comunicazione sociale possono a volte ridurre gli esseri umani a unità di consumo o a gruppi di interesse in competizione fra loro, o manipolare telespettatori, lettori e ascoltatori come mere cifre dalle quali si attendono vantaggi, siano essi legati a un sostegno di tipo politico o alla vendita di prodotti; sono queste cose a distruggere la comunità. La comunicazione ha il compito di unire le persone e di arricchire la loro vita, non di isolarle e di sfruttarle. I mezzi di comunicazione sociale, utilizzati in maniera corretta, possono contribuire a creare e a mantenere una comunità umana basata sulla giustizia e sulla carità e, nella misura in cui lo fanno, divengono segni di speranza »[20].

La legge 150 del 2000 del Parlamento Italiano stà cercando di attualizzare come abbiamo già visto dei cambiamenti innovativi nella Pubblica Amministrazione, cambiamenti che richiedono tempo e disponibilità alla trasformazione di operatori già attivi. Prendendo spunto dalle esortazioni della Communio et Progressio si confida in un futuro proficuo di mutamenti nelle singole realtà locali. Come abbiamo visto la Comunicazione non è un processo standard, ma influisce in modo particolare la condizione culturale della comunità in cui si opera.

 

 

 

Bibliografia

§ Denis McQuail, I media in democrazia. Comunicazioni di massa e interesse pubblico, Ed. Il Mulino, Bologna 1995.

§ Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Città del Vaticano, 1998.

§ Il Dizionario di scienze e tecniche, La comunicazione, Ellenici, Roma 2002.

  • Istruzione Pastorale - Communio ed Progressio, Citta del Vaticano,

Roma 23 marzo 1971.

  • Levi N. (a cura), Il piano di comunicazione nelle amministrazioni pubbliche, ESI, Napoli 2004, p. 20.
  • Melvin L. DeFleur, Teorie della comunicazione di massa, La teoria degli usi e gratificazioni, Ed. Il Mulino, Bologna 1995, p.204.
  • Jean-Louis Bruguès O.P., Che cosa è la morale e a che cosa serve, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2004.
  • John P. Foley, Etica nelle Comunicazioni Sociali,, (a cura) Pontificio Consilio delle Comunicazioni Sociali, Città del Vaticano, 4 giugno 2000.
  • Jacob Srampickal sj, Etica sociale della Comunicazione Pubblica, (a cura) Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale, corso cp2009, Anno Accademico 2004/2005
  • Robert A. White (1995) 'From Codes of Ethics to Public Cultural Truth', European Journal of Communication, Vol. 10(4): 441-459.
  • Sante Babolin, Piccolo lessico di semiotica, Ed. Sinnos, Roma 15/03/2003, p. 34

Sitografia

§ http:// www.parlamento.it/parlam/leggi/001501.htm, 05/06/2005.

§ http://www.legge150.it/missione/, 05/06/2005

  • http://64.233.183.104/search?q=cache:LEBnDwHuwIUJ:www.filosofico.net/habermas.htm+media,habermas&hl=it&lr=lang_it 06/06/2005.

 



[1] Si fa riferimento al villaggio globale e ai nuovi media: Internet, Tv satellitare, SMS e Globalizzazione.

[2] Jean-Louis Bruguès O.P. , Che cosa è la morale e a che cosa serve, Bologna, 2004, p.10

[3] Pontificio Consilio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni Sociali, (a cura) John P. Foley - Presidente, Città del Vaticano, 4 giugno 2000, Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Giubileo dei Giornalisti.

[4] Istruzione Pastorale - Communio ed Progressio, Roma 23 marzo 1971.

[5] Il Dizionario di scienze e tecniche, La comunicazione, Ellenici, 2002, pag 295

[6] Parlamento Italiano, www.parlamento.it/parlam/leggi/001501.htm

[7] Il Dizionario di scienze e tecniche, La comunicazione, Ellenici, 2002, pag 295

[8] Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale, Etica sociale della Comunicazione Pubblica, (a cura) Jacob Srampickal sj, corso cp2009.

[9] Denis McQuail insegna Comunicazioni di massa nell'Università di Amsterdam. Tra le sue opere il Mulino ha pubblicato 'I media in democrazia. Comunicazioni di massa e interesse pubblico' (1995) e 'L'analisi dell'audience' (2001).

[10] http://www.legge150.it/missione/, 05/06/2005

[11] Teorie della comunicazione di massa, La teoria degli usi e gratificazioni, Melvin L. DeFleur, 1995, p.204

[12] Legge del Parlamento Italiano 241/1990, Capo I, art. 1, comma 1.

[13] Levi N. (a cura), Il piano di comunicazione nelle amministrazioni pubbliche, ESI, Napoli 2004, p. 20.

[14] Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Communio et Progressio, sugli strumenti della Comunicazione Sociale, pubblicata per disposizione del Concilio Vaticano II, Roma 23/03/1971, n. 9

[15] Jean-Louis Bruguès O.P. , Che cosa è la morale e a che cosa serve, Bologna, 2004, p.46, 47

[16] Jürgen Habermas, nato a Gummersbach (Germania) nel 1929, fu assistente di Adorno presso l' Institut für Sozialforschung di Francoforte; fu professore universitario ad Heidelberg dal 1961 al 1964 e poi passò all'università di Francoforte, fino al 1971. Dal 1971 al 1982 diresse il Max Planck Institut e dal 1983 tornò ad insegnare all'università di Francoforte. Nella prima fase del suo pensiero le sue fonti di ispirazione sono state prevalentemente Hegel e Marx, nell'interpretazione data dalla scuola di Francoforte. In svariati saggi, raccolti in Teoria e prassi (1963), oltrechè in Storia e critica dell'opinione pubblica (1962) e Sulla logica delle scienze sociali (1968), Habermas si domanda con insistenza che cosa significhi prassi , cioè l'agire politico nelle democrazie della seconda metà del Novecento. http://64.233.183.104/search?q=cache:LEBnDwHuwIUJ:www.filosofico.net/habermas.htm+media,habermas&hl=it&lr=lang_it 06/06/2005.

[17] Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Communio et Progressio, sugli strumenti della Comunicazione Sociale, pubblicata per disposizione del Concilio Vaticano II, Roma 23/03/1971, n. 15

[18] Sante Babolin, Piccolo lessico di semiotica, Roma 15/03/2003, p. 34

[19] Robert A. White (1995) 'From Codes of Ethics to Public Cultural Truth', European Journal of Communication, Vol. 10(4): 441-459.

[20] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1998

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