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Che cos’è La Politica?

18/04/2008 17625 lettori
4 minuti

Nel momento che si esprime il bisogno di notizie e di informazione, il bisogno di comunicare: si determina la situazione in cui “la lotta, il movimento, il partito diventano un fatto esistenziale”. Ci sono termini del dibattito politico, i cosiddetti luoghi comuni, di cui è imbastito il linguaggio che è quello tecnico della politica. Ebbene se si riesce con un’iniziativa, movimentata da un continuo dialogo, a digerire questi luoghi comuni, si riesce a farli digerire anche ad altri. Si riesce a farli diventare viventi. E questo non è poco. Una querelle tra amici non sopita ed il concomitante incontro con Comunitàzione mi indussero a scrivere il mio primo contributo; era il Luglio 2006. Si dibatteva, tra noi e non solo tra di noi, l’opportunità di ripensare il senso della politica, recuperare l’accezione originale e l’organizzazione delle regole che ad essa attengono. Utile mi è parsa, una rilettura di alcuni concetti di filosofia classica.

Arte Regia la definiva Platone, che rilesse in questa chiave uno dei miti più celebri di tutta l’antichità greca, il mito di prometeo. All’origine della storia dell’Umanità – dice Platone – Zeus incarica due fratelli, semidei, Prometeo ed Epimeteo, di distribuire a tutte le specie viventi le qualità che consentano a loro di sopravvivere. Ma gli uomini vivono ancora dispersi, senza aggregarsi tra loro. E così restano vulnerabili, continuano a subire aggressione e muoiono. Questo accade, continua Platone, perché essi non posseggono ancora l’arte politica, (politiké téchne). Occorre a questo punto – così si conclude il mito – un intervento straordinario di Zeus, che dona agli uomini pudore (come capacità di vergognarsi) e giustizia, consentendo loro di riunirsi e di fondare città, dalle quali scaturisce l’esercizio dell’arte politica.

Tutti i politici parlando di “competitività”. Ecco non sanno cosa esattamente sia! E’ diventata una parola valigia che indica qualcosa di simile a un mito. Vuoi provare a dare una definizione della competitività che tutti cercano. Oppure citarmi un qualche politico che abbia spiegato cosa sia? Se uno non sa cosa sia la competitività, come fa a sapere come si fa a raggiungerla? Io credo che la competitività abbia un significato tecnicamente preciso. Significa che io devo presentarmi sul mercato con un prodotto che per qualità o prezzo è migliore di quello dei miei concorrenti. Ma cercare di raggiungere questo obiettivo innesca una reazione da parte dei concorrenti. E così si inizia un gioco al massacro che va a finire in una competizione di prezzo che uccide tutti. Allora cosa occorre fare? Sembra che vi siano le armi della creatività e dell’innovazione tecnologica. Ma guardiamole da vicino: sono risolutive solo per una minoranza di imprese. E le altre? Credo veramente che i nostri politici non sappiano che pesci pigliare. Siamo in un momento in cui un intero modello sociale sta mostrando la corda. Ma non sappiamo con cosa sostituirlo. Ecco il vero problema. A causa delle dimensioni globali di questo problema occorre attivare uno sforzo progettuale che deve coinvolgere proprio tutti. Nasce una nuova visone della politica. Fare politica è attivare progettualità diffusa.

La querelle continua. Qualche... disaccordo. Il Paese che attrae più investimenti è Israele. Diciamo un Paese che ha ben altri problemi che qualche mal funzionamento. In Italia non vengono soprattutto perché non abbiamo il coraggio di idee forti. Poi: quando Si ha qualche idea veramente innovativa, soprattutto nel business della conoscenza (vedi la nostra proposta di Expo' alternativo) di investimenti ne servono pochini, forse nessuno. Domanda: quale è il venture capitalist che ha finanziato Microsoft? E, viceversa; quante sono le start up tecnologiche appena finiscono il capitale? Tante ... tante. E poi ... ma non vedete che stiamo invertendo l'equazione capitalista e stiamo costruendo una società collettivista? …

Meglio: i campioni della competitività del sistema paese stanno invocando una società statalista? Ma sì ... in una società capitalista è l'impresa che produce ricchezza e con la ricchezza che ha costruito l'impresa si "sistema" il Paese. Oggi sembriamo tutti voler fare il contrario: le imprese piagnucolano che non ce la fanno a causa del sistema paese. Non ce la fanno perché non hanno una proposta sufficientemente innovativa. Tanto è che quelle che ce la fanno hanno proprio questa. Da ultimo, colui che ha introdotto il concetto di competitività del sistema Paese è M. Porter. Ma non vivevamo ancora nella società della rete ... Certo che dobbiamo desiderare un sistema paese migliore, ma non perché dobbiamo competere, ma perché vogliamo essere felici e giusti. Io penso davvero che viviamo di troppe parole mito che, a prima vista, sono ragionevoli. A seconda vista, devastanti.

La competitività è divenuta una delle priorità politiche. Per essere competitivi, la Nazione deve tassativamente essere più redditizia in termini di ricerca e di innovazione, di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, di imprenditorialità, di concorrenza, di istruzione e di formazione. Un'industria competitiva è infatti indispensabile per raggiungere gli obiettivi economici, sociali e ambientali e garantire quindi un miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Gli sforzi di competitività intendono anche adeguare l'economia alle mutazioni strutturali, alla dislocazione di attività industriali verso paesi emergenti, alla ridistribuzione dei posti di lavoro e delle risorse verso nuovi settori industriali e al rischio di un processo di disindustrializzazione.
La competitività è stabilita dalla crescita della produttività e dipende quindi dalle prestazioni e dal futuro dell'industria, in particolare dalla sua capacità a procedere ad adeguamenti strutturali. Per essere competitivi, un Paese deve tassativamente essere più redditizio in termini di ricerca e di innovazione, di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, di imprenditorialità, di concorrenza, di istruzione e di formazione.

"Essere più redditizi in termini istruzione e formazione ..." Le stesse domande ... più intense.
E ... attenzione" Gli sforzi di competitività intendono anche adeguare l'economia alle mutazioni strutturali ... " Togliete la parola "competitività". La frase ha senso ugualmente "Gli sforzi intendono anche adeguare l'economia alle mutazioni strutturali". Ed allora che significa una parola che può essere tolta senza alterare il significato della frase? E possiamo peggiorare ancor la situazione: ma le mutazioni strutturali da chi sono generate? Dal destino? Certo no, dal nostro comportamento. Allora se non ci vanno bene possiamo cambiarle ... Veramente rischiamo di morire nel ricorrere miti che servono solo a politici banalotti per poter tenere comizi appassionati sul nulla...

Trovato l’accordo sul fatto che la competitività è divenuta una delle priorità politiche, specificato come si può essere competitivi, credo che per essere produttivi abbisognino attori, strumenti, metodi e strategie. A questo punto un’organizzazione che apprende preserva il mantenimento della propria continuità riflettendo continuamente sul (e nel) proprio contesto, in modo da poter fare affiorare un “circolo ermeneutico”, una continua ridefinizione ed interpretazione dei significati delle proprie attività in relazione a tutti i livelli – da quello macro dell’ambiente di cui è parte, a quello meso dei sistemi in cui la società si organizza, e a quello micro in cui l’essere umano come singolo, insieme ad altri singoli, partecipa con le proprie azioni, cognitive e comportamentali, alla costruzione dei luoghi in cui abitare e vivere – coinvolgendo ogni componente nel miglioramento esistenziale cui ogni essere umano si appella, potendo attuare questo attraverso la pratica del lavoro. Altrimenti, che senso avrebbe, per noi, lavorare in modo organizzato?


 

Da alcuni commenti Votate ? Per chi votate ? E perchè ?

Di  Francesco Zanotti  ( 27/03/2008 @ 21:28:45) … e Di  salvatore  ( 28/03/2008 @ 14:05:27) …

Porter è un importante teorico di strategia aziendale. Le conclusioni a cui giunse, nel 1980, furono racchiuse in quest'opera: Competitive Strategy.

Brunella Giacomoli: L’apprendimento organizzativo come capacità evolutiva.

Salvatore Pipero
Salvatore Pipero

Un processo formativo non casuale, veniva accompagnato dalla strada, quasi unico indirizzo per quei tempi dell’immediato dopo guerra; era la strada adibita ai giochi, che diventava con il formarsi, anche contributo e stimolo alla crescita: “Farai strada nella vita”, era solito sentir dire ad ogni buona azione completata.  Era l’inizio degli anni cinquanta del ‘900, finita la terza media a tredici anni lasciavo la Sicilia per il “continente”: lascio la strada per l’”autostrada” percorrendola a tappe fino ai ventitre anni. Alterne venture mi portano al primo impiego in una Compagnie Italiane di Montaggi Industriali.



Autodidatta, in mancanza di studi regolari cerco di ampliare la cultura necessaria: “Farai strada nella vita” mi riecheggia alle orecchie, mentre alle buone azioni si aggiungono le “buone pratiche”.  Nello svolgimento della gestione di cantieri, prevalentemente con una delle più importanti Compagnie Italiane di Montaggi Industriali, ho potuto valutare accuratamente l’importanza di valorizzare ed organizzare il patrimonio di conoscenze ed esperienze, cioè il valore del capitale intellettuale dell’azienda.



Una conduzione con cura di tutte le fasi di pianificazione, controllo ed esecuzione in cantiere, richiede particolare importanza al rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sulla corretta esecuzione delle opere seguendo le normative del caso. L’opportunità di aver potuto operare per committenti prestigiosi a livello mondiale nel campo della siderurgia dell’energia e della petrolchimica ha consentito la sintesi del miglior sviluppo tecnico/operativo. Il sapere di “milioni di intelligenze umane” è sempre al lavoro, si smaterializza passando dal testo stampato alla rete, si amplifica per la sua caratteristica di editabilità, si distribuisce di computer in computer attraverso le fibre.



Trovo tutto sommato interessante ed in un certo qual modo distensivo adoprarmi e, per quanto possibile, essere tra coloro i quali mostrano ottimismo nel sostenere che impareremo a costruire una conoscenza nuova, non totalitaria, dove la libertà di navigazione, di scrittura, di lettura e di selezione dell’individuo o del piccolo gruppo sarà fondamenta della conoscenza, dove per creare un nostro punto di vista, un nostro sapere, avremo bisogno inevitabilmente della conoscenza dell’altro, dove il singolo sarà liberamente e consapevolmente parte di un tutto.