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Ehi cosa ne pensi? Te lo dico io!

21/02/2009 20711 lettori
5 minuti

 

Quando si scrive comunicare e si legge plasmare! Questo è l'assunto a monte dal quale  sono partita per analizzare il problema legato alla creazione delle notizie. 

Noi che ci aggiriamo nella società della conoscenza, stiamo declinando nella direzione opposta questo paradigma: direi che è più la conoscenza della società che ormai (oppure ancora?) mpera e.. divide!.

 

Come vengono confezionate le notizie? E, tanto per dar fuoco alle micce , come le stesse influiscono sulla costruzione della realtà sociale e dell’opinione pubblica?. 

 

Si potrebbe cominciare col segnalare che il fattore più interessante potrebbe essere , oggi in questa società X , Y fa(c)torizzata e osservata dal Grande Fratello (magari mentre le funzioni vitali e cerebrali di un essere umano si spengono), quello legato alla spettacolarizzazione dell’informazione.

 

Questa è dunque la parte plastica della letteratura: incarnare un personaggio, un pensiero o un’emozione in un atto o in un atteggiamento che colpisca profondamente l’occhio della mente

[ A Gossip on Romance, Robert Louis Stevenson]

 

E se attribuissimo  al  videoclip la medesima funzione plastica? Magari per dare vita a una visione che riesca a colpire l’occhio della mente del consumatore in maniera profonda e duratura. E' quasi come vestire un'ombra: restituire dunque  il corpo, l'immagine, anche l'essenza , caricandoli di senso.

Questa è la nascita dell' icona, del brand!

 

 

Oppure i tempi dell'immagine, dell'apparire, dello spettacolo sono ormai finiti?

Oggi si parla di identità, di mostrare quello che si è e di cercare di essere ciò che si dichiara, perché il pubblico è diventato molto sospettoso e non è più disposto a lasciarsi incantare da suoni, luci ed effetti speciali.

Di qui la necessità del Messaggio sintetico e di forma breve fondata sul visuale. Il videoclip si è insinuato fortemente nei flussi culturali contemporanei dal punto di vista formale e da  quello sostanziale: less is more, la brevità, infatti, appare quasi come il denominatore comune, il filo di Arianna che riconduce all'unità il variegato tessuto delle culture contemporanee, i cui contenuti, modelli e valori sembrano concepiti apposta per essere trasmessi con rapidità.

 

Il video è una vera e propria modalità comunicativa proiettandosi sul fruitore come terreno di sviluppo di modelli di comportamento e, quindi, di consumo. 

 

A mò di circolo, allora, l'industria culturale produce il videoclip , questo introietta l'industria culturale stessa e la rilancia,  ne veicola i contenuti ritrasmettendoli, essendone al contempo, inevitabilmente, condizionato. Attraverso esso la nostra cultura esprime la sua autorefenzialità!. 

 

E ancora, circolarmente, da questa posizione esso attinge il suo potenziale commerciale; ma, come avviene per la pubblicità tradizionalmente intesa, il messaggio si proietta ben oltre la merce, per trasformarsi, in definitiva, in valore culturale.  E il Cerchio è quadrato!

 

 

«What to think» e «what to think about»

Interludio.

 

McCombs e Shaw,  per primi nel 1972, hanno teorizzato che i media sono sì in grado di esercitare una forte influenza sull’ordine di rilevanza che il pubblico attribuisce alle issues - what to think about - ma influenzano solo in modo marginale l’intensità e la direzione degli atteggiamenti - what to think . Si parla di agenda setting, nota teoria agli addetti ai lavori qui (essenzialmente i media non suggeriscono cosa pensare ma, piuttosto, hanno una sorprendente capacità di dire intorno a cosa pensare..)

 

La tensione dunque è tra l'approccio organizativo che ci invita ad una visione dei news media come portatori di cultura autonoma e quello relazionale ch ci spinge verso la visione della produzione di informazione come frutto della negoziazione tra la logica dei media ( autonoma?) e le influenze che sono esercitate su di loro.

I media determinano l’agenda quando riescono a concentrare l’attenzione su un problema. Essi costruiscono l’agenda del pubblico quando forniscono il contesto che determina il modo in cui i cittadini pensano a quel determinato tema e lo valutano. (McCombs)

E se i media fossero in grado di suggerire, anche il come pensare, oltre che intorno a cosa finirebbero, in pratica, per suggerire alle persone cosa pensare?

 

È l’agenda dei media che setta l’agenda dello spettatore o viceversa? I media esercitano sempre un effetto forte nella predisposizione dell’agenda del pubblico?

 

Si ritorna in scena!

Se il passaggio di priorità si verifica per l’informazione, essendo la pubblicità una forma di comunicazione deve seguire lo stesso principio, oppure no? A meno che non rispolveriamo i due minuti d’odio  di Orwelliana memoria , concessi dagli schermi televisivi, I temi oggetto dei mainstream media  non devono certo essere assunti su comando di chi comanda.

 

Il rischio attuale però è un altro : l'overload del'informazione generalista. E allora diventa sempre più importante lo spazio soggettivo che i media tradizionali non sanno penetrare e che invece deve essere centrale nelle forme di comunicazione rivolte  a me, a te.

Non è solo il concetto di notizia che deve essere rivisto, ma anche quello della singola unità minima di contenuto, l'articolo (il post caro ai blogger). Anzi, neppure questo ormai è fondamentale.  In questo ecosistema digitale la valuta di riferimento è il link:  "the link becomes more important than the brand in news dice Jeff Karvis, media expert.

 

Può l'agenda setting in questo ecosistema  essere applicata alla pubblicità, senza effetti "collaterali"?