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LEGARE LE GARE

05/04/2009 20:00:00 12191 lettori
5 minuti
Siore e Siori, venghino!
La Nostra Società indice una gara per valutare l’Agenzia adeguata agli interessi economici e di mercato al fine di individuare un fornitore che possa interpretare correttamente l’esigenze di mercato etc. etc.
Perché il mercato della consulenza professionale nell’ambito della comunicazione è un Mercato al pari di quello rionale? Perché i nostri Clienti hanno la sensazione di rapportarsi sempre e comunque con la società del “gatto e la volpe” e perché, soprattutto ci lasciamo trattare come tali?
Da sempre, uno dei modi per ottenere una nuova commessa è partecipare a una gara, ma sempre più spesso le gare sono degli appuntamenti conviviali dove si ha la possibilità di vedere vecchie conoscenze e scoprire chi si trasferito da un’Agenzia a un’altra, senza una vera obiettiva concentrazione sul tema del giorno: il bene del prodotto. Perché?
Le motivazioni credo che possano essere varie, di varia natura e genere, ma sostanzialmente nascono da una naturale propensione della ricerca del “meglio”, ma senza avere la consapevolezza del come e del dove cercarlo. Naturalmente è evidente che non esistono dei parametri oggettivi e razionali su cui valutare un’Agenzia di comunicazione. Spero che nessuno dei pochi lettori di queste righe desideri contestare questo. Se però qualcuno non è convinto del percorso logico che sto inseguendo porto ad esempio: 1) possiamo stilare una valutazione sulla “grandezza” (numero di dipendenti) di un’Agenzia? Sicuramente non accoglierà il benestare di tutti; 2) possiamo quindi appoggiarci ad una mera considerazione del fatturato? Qualcuno inizierà a ponderare anche questa ipotesi; 3) possiamo quindi permetterci di analizzare il tutto in funzione dei premi che l’agenzia ha vinto? Sento alcuni creativi che borbottano. 4) Bene, come ultimo esempio, valutiamo l’Agenzia per il ROI? Il sogno di ogni Uomo di Marketing, ma l’anatema di ogni Pubblicitario.
Sono certo, forse per il mestiere che mi impegno a completare ogni giorno, che un’Agenzia si può valutare solo dal Servizio che offre. No, non ho detto servizi, ma Servizio.
Come si può valutare il Servizio, quindi? Conoscendola, solo (un po’ di tempo fa, mi sono distratto dal lavoro scrivendo due righe sulla Qualità su queste pagine, evidenziando la difficoltà intrinseca di poter valutare oggettivamente un servizio).
Vi chiedo, quindi: può essere raggiunto l’obiettivo di conoscere un’Agenzia di Comunicazione durante lo svolgimento di una gara? Si, certo. Se i parametri vengono stilati PRIMA, se si è consapevoli PRIMA e se si hanno razionalizzati i punti fermi di tipologia di Servizio che si cerca.
Quello che (sfortunatamente, magari) ho sempre incontrato, sono valutazioni economiche (sacrosante, dopo, però), valutazioni di tempistiche (in una gara? Dove l’agenzia lavora anche la notte?), di tipologia di presentazione (mai più poi per tutta la durata di contratto!), di affinità con l’obiettivo. Ma qual è l’obiettivo posto? Un brief. Di che tipo? Di marketing. Con quali requisiti? Standard.
Non vi appare, tremendamente, come se si cercasse moglie a uno “Speed date”?
Perché non è possibile pensare che le gare siano come un appuntamento più complesso, dove si possa avere veramente l’opportunità di conoscersi, di iniziare a capirsi e magari offrire l’opportunità di “fare qualcosa” che dimostri un pensiero ragionato sul come fare “il bene del Prodotto”. Sin da prima di frequentare questo ambiente, già agli studi, mi si era spiegato che nessuno ad una Gara punta al “bene del Prodotto”, ma ovviamente a vincere la Gara. Di chi è la responsabilità di “spezzare” questo inverso modo di ricerca di nuovi fornitori o Partner? Delle prime vittime di questo sistema avulso: i Clienti.
Sono loro che devono crescere e imporre il passo, ma troppo spesso sono sempre più deboli le convinzioni autonome e soccombono alle più forti convenzioni.
Restando a disposizione.
Fabrizio
Fabrizio Vettori
Fabrizio Vettori

Nato nel fiore degli anni 70, sviluppa una naturale dote alla vita sociale, crescendo si distingue per un compulsivo amore per la novità e l'interesse spazia su piani differenti e differenzianti. Con l'università scopre l'autonomia formativa alla quale affianca una parziale autonomia economica svolgendo quelle attività che gli permettano di crescere anche professionalmente, come individuo e come uomo. Lo studio da antagonista diventa compagno fedele, completando 3 differenti percorsi di studio dettati anche dalla moda crescente (ma vicina all'esplosione della bolla) dell'e-commerce. Trova sempre ambienti di lavoro che lo stimano, ma non sempre che lo stimolino, sino all'oggi, dove una frenetica attività quotidiana è annegata in una responsabilità costante di una decina di persone che come figli restano adorabili nei momenti di orgoglio e una disperazione nelle piccole tragedie. What else?