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I racconti della risorse Umane
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I racconti della risorse Umane

24/01/2011 12:00:00 34266 lettori
2 minuti
Avevo spento il telefono, non avevo risposte da dare per la fuga dall’altare
Dopotutto non ero stata tanto originale, avevo copiato un film di Hollywood
Il coraggio per dare spiegazioni era scomparso Poi sarei sembrata una paranoica perché sapevo i concetti ma non avevo le parole per spiegarli
 
Presi il primo volo per Milano, destando sicuramente una curiosità sociale sul mio abbigliamento Ero una sposa vagante anziché una sposa sorridente nell’auto col marito Ma impossibile spiegare alle persone il sapore della libertà E, in fondo, era giunto anche il momento di non dare più spiegazioni
Dunque disoccupata In viaggio e disoccupata
 
Arrivata vicino al Duomo conobbi la prima risorsa Umana di questo lungo racconto
 
 
Immobile, Sara stava ore ferma senza parlare né chiudere le palpebre Faceva un lavoro strano lei: era un mimo vestito di bianco Di quelli che si trovano per Corso Vittorio Emanuele e che fanno dei movimenti non appena sentono il rumore di una moneta che cade nel loro cappello
 
Sara a sedici anni sognava di fare la ballerina Sua madre le aveva permesso di seguire il corso di danza classica sin da piccola, quindi facile sperare di poter diventare una professionista come la Fracci
Certo, non avevano tanti soldi Ma quante storie conosceva di ragazze che, dopo tanti sforzi, sfondavano e diventavano ballerine? Perché per lei sarebbe dovuto essere diverso?
Nonostante i vari provini, però, era necessario guadagnare qualche soldo La mamma non stava sempre bene e, quindi, Sara avrebbe dovuto aiutarla quantomeno per badare al fratello più piccolo
In bar si trovava bene Riceveva le persone al bancone e spillava birre Ascoltava le loro storie, sperando che fra loro capitasse un coreografo o chissachì del mondo dello spettacolo
Ma capitò Bruno Un giovane elettrauto che la considerava una dea e che restava in estasi quando lei ballava
Lo sposò Bruno e fu felice per qualche anno Giusto il tempo di iniziare anche un corso di recitazione e affrontare due aborti spontanei
E benché la girandola dei provini continuava a seguire il vento delle possibilità, a quarant’anni Sara mise un punto fermo al suo matrimonio Il Cielo non le aveva dato figli ma solo un marito con qualche problema d’alcool
Come una gitana, lasciò casa e iniziò a vagabondare E lì comprese che, forse, come risorsa Umana avrebbe potuto fare qualcosa di diverso e ripartire da zero
 
Cosa è successo: Sara mi disse che aveva fatto male i conti con la realtà Sognare una carriera artistica non corrispondeva a ciò che la sua vita le consentiva di raggiungere Avrebbe dovuto fare i conti con gli addendi del presente e, magari, perseverare laddove la strada sembrava difficile
Quando le chiesi perché facesse il mimo lei mi rispose:
          Perché così ascolto me stessa e ascolto Milano E la forza della mia concentrazione l’ho trovata in un libro che ti consiglio: “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P D Ouspenky
Quando lavoro, mi racchiudo in un angolo del mio essere e vi resto in silenzio e ascolto
 
Cosa pensa oggi Sara: So solo che sono serena così e mi basta