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Un particolare: un messaggio di speranza per uscire dalla crisi.

01/10/2015 13611 lettori
4 minuti

Più che la passione, un sentimento partecipativo ha continuato a indurmi, negli anni trascorsi in città, a seguire con attento scrupolo lo svolgersi delle iniziative culturali consentite. In particolar modo le «Grandi Mostre» di Como, sia per piacevole passatempo sia per bramosa padronanza: proselito del credo che «l’uomo diventa l’artefice del futuro personale e dell’umanità intera». Un particolare che vuole contenere un messaggio di speranza per uscire dalla crisi. Il complesso delle esperienze precedenti, espresso dall’agire politico, è purtroppo lontano da una concezione di vita nel modo in cui «singoli individui o gruppi sociali considerano l’esistenza, i fini del mondo, e la posizione dell’uomo in esso». È in tutta evidenza, la precarietà dei comportamenti sociali, ambientali e di economia politica, l’abbandono dei «valori di tutela del bene comune».

L’oggetto culturale resiste al tempo - diceva Hannah Arendt - ed aggiungeva: «un oggetto è culturale, in quanto sopravvive a qualsiasi utilizzo abbia potuto presiedere alla sua creazione». Oggi non più; il sistema economico spinge avanti ed anche le opere d’arte devono essere ammirate, fruite velocemente per poi essere sostituite con nuove opere. Le difficoltà economiche coinvolgono alcuni settori strutturalmente in crisi, che potrebbero riprendersi solo trasformandosi, mentre nuovi segmenti emergono controcorrente. Fa premio l'iniziativa culturale supplita da una conoscenza condivisa ed emotivamente coinvolgente, basata su un sistema produttivo e competitivo, il cui successo e la cui crescita possa essere la conseguenza, trasparente e partecipata, di aver saputo capitalizzare in rispetto ai propri cittadini.

Per quanto possa valere, si è sempre cercato di sostenere l’entroterra culturale:[1] «la stratificazione non è un fattore universale, se non inteso come una naturale misura adottata dalle classi dominanti per mantenere lo status quo contro le classi inferiori entrambe in un continuo conflitto. Accanto alla gerarchia di classe, su base economica, esiste quella di appartenenza politica, fondata sul potere, e quella di ceto, legata alla cultura». Sarà un caso, ma scopro di una coincidenza piuttosto rara, di poter interpretare con una qualche affinità, il «ripercorrere la storia lungo un orizzonte temporale, famigliare e pittorico di oltre 150 anni, portando a Bologna i capolavori di un’intera dinastia di eccezionale talento attiva tra XVI e XVII secolo»; i Brueghel. Interpreti dello splendore del Seicento. E al tempo stesso una vita d'ogni giorno grama: la fame corre per le strade; la Riforma lascia crepe e conflitti tra la gente.

C'è smania di festa nel villaggio. «Gli sposi li conoscono tutti; ma non si può invitare tutti a godere della lieta compagnia e di un bel pasto ad ufo. Davanti all'uscio c'è pure un tipo con cappello; che tiene a bada i curiosi e lascia solo passare l'ultima derrata. Brueghel e il suo amico Frankert per intrufolarsi nel banchetto mentono spudoratamente; e in arnese villereccio, con un dono in mano, si dichiarano parenti lontani dello sposo. Del resto, all'epoca dei fatti, in Fiandra nel 1568, la vita d'ogni giorno è grama: la fame corre per le strade; la Riforma lascia crepe e conflitti tra la gente; e le soldatesche spagnole del Duca d'Alba seminano il terrore nei borghi. Finanche l'antica nobiltà del luogo, che si oppone ai soprusi e chiede solo tolleranza, è marchiata con l'epiteto infame di gueux (straccioni). Qualsiasi momento di svago da tanta crudezza è quindi il benvenuto; e ogni occasione è buona per stare finalmente insieme in libertà, tra la propria gente. Deve pensarla così anche quel piccione, che se ne sta pacioso ad osservare tutto, posato su una gerla sospesa sopra l'uscio».

 

Fonti: http://goo.gl/GHH78L http://goo.gl/EpQcnY   Foto:  http://goo.gl/y6OL4c

(Weltanschauung) tradotto con «visione del mondo», «immagine del mondo» o «concezione del mondo» ...

 

[1] Il retroterra culturale è la base formativa del luogo di riferimento che spesso varia e di molto da quello standard, ad esempio di una regione o di uno stato e così via. È in pratica il sommerso, dell’ambiente in cui si vive, che comunque pesa spesso pesantemente sul carattere e sulla conoscenza delle persone. 

 

 

Salvatore Pipero
Salvatore Pipero

Un processo formativo non casuale, veniva accompagnato dalla strada, quasi unico indirizzo per quei tempi dell’immediato dopo guerra; era la strada adibita ai giochi, che diventava con il formarsi, anche contributo e stimolo alla crescita: “Farai strada nella vita”, era solito sentir dire ad ogni buona azione completata.  Era l’inizio degli anni cinquanta del ‘900, finita la terza media a tredici anni lasciavo la Sicilia per il “continente”: lascio la strada per l’”autostrada” percorrendola a tappe fino ai ventitre anni. Alterne venture mi portano al primo impiego in una Compagnie Italiane di Montaggi Industriali.



Autodidatta, in mancanza di studi regolari cerco di ampliare la cultura necessaria: “Farai strada nella vita” mi riecheggia alle orecchie, mentre alle buone azioni si aggiungono le “buone pratiche”.  Nello svolgimento della gestione di cantieri, prevalentemente con una delle più importanti Compagnie Italiane di Montaggi Industriali, ho potuto valutare accuratamente l’importanza di valorizzare ed organizzare il patrimonio di conoscenze ed esperienze, cioè il valore del capitale intellettuale dell’azienda.



Una conduzione con cura di tutte le fasi di pianificazione, controllo ed esecuzione in cantiere, richiede particolare importanza al rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sulla corretta esecuzione delle opere seguendo le normative del caso. L’opportunità di aver potuto operare per committenti prestigiosi a livello mondiale nel campo della siderurgia dell’energia e della petrolchimica ha consentito la sintesi del miglior sviluppo tecnico/operativo. Il sapere di “milioni di intelligenze umane” è sempre al lavoro, si smaterializza passando dal testo stampato alla rete, si amplifica per la sua caratteristica di editabilità, si distribuisce di computer in computer attraverso le fibre.



Trovo tutto sommato interessante ed in un certo qual modo distensivo adoprarmi e, per quanto possibile, essere tra coloro i quali mostrano ottimismo nel sostenere che impareremo a costruire una conoscenza nuova, non totalitaria, dove la libertà di navigazione, di scrittura, di lettura e di selezione dell’individuo o del piccolo gruppo sarà fondamenta della conoscenza, dove per creare un nostro punto di vista, un nostro sapere, avremo bisogno inevitabilmente della conoscenza dell’altro, dove il singolo sarà liberamente e consapevolmente parte di un tutto.