La Giornata internazionale della Donna.
Il Premio Letterario Internazionale “Donna” «promosso dal Centro Italiano Femminile di Fasano ha festeggiato la sua 28esima edizione». La cerimonia di premiazione del concorso si è svolta al Teatro Sociale nella serata del cinque marzo scorso, in anticipo sulla Giornata in cui si celebra l’universo femminile. La cerimonia è stata introdotta dai saluti della prof.ssa Mina Corelli, presidente della sezione locale del Cif. «Il Premio “Donna” è diventato un luogo di scambio, confronto, amicizia, un luogo in cui la cultura può essere goduta in maniera diversa. È un incontro di storie – ha dichiarato la docente – ». Prima di entrare nel vivo dell’evento, però, gli organizzatori hanno voluto offrire al pubblico un’emozionante intermezzo di musica, teatro e riflessione dedicato alla figura di Alda Merini, una delle più importanti voci femminili della poesia e della letteratura contemporanea italiana.
Una donna sul palcoscenico, la poesia inedita di Alda Merini: Un giorno io ho perso una parola/sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta/ Non amo i dialoghi o le domande: mi sono accorta che cantavo in una orchestra che non aveva voci/ Ho meditato a lungo sul silenzio, al silenzio non c'è risposta./ Io le mie poesie le ho buttate/ non avevo fogli su cui scriverle./ Poi mi si sono avvicinati strani animali come uomini di antenate bestie da manicomio/ qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato./ Pensavo che per loro non c'erano semafori, castelli e strade./ Questo posto sgangherato come il mio cervello che ha trovato solitudini./ Poi è venuto un santo che aveva qualcosa da dare/ un santo che non aveva le catene, non era un malfattore,/ l'unica cosa che avevo avuto in questi anni./ L'avrei seguito/ finché un giorno non sapevo più innamorarmi./ È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella./ Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza./ Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi./ Sono morta nell'indolenza.
Oggigiorno l'attività creativa delle donne non sorprende nessuno. Anzi, nel campo della critica d'arte, delle direzioni museali e delle soprintendenze, la presenza femminile sta diventando maggioritaria. Ma è solo a partire dal Novecento che «il diritto all'arte» viene esercitato in modo paritario, risultato di un cammino lungo e lentissimo per secoli, divenuto invece rapido, deciso e sicuro negli ultimi decenni.
Da qualche decennio a questa parte il rapporto si è radicalmente modificato: con molto sollievo, si può affermare che la distinzione uomini/donne è caduta, e la sua attuale irrilevanza è il miglior risultato di un cammino lungo e lentissimo per secoli, divenuto invece rapido, deciso e sicuro negli ultimi decenni. In Italia, come in tutto l'Occidente, non provoca alcuno stupore o curiosità particolare l'attività creativa delle donne, e nel campo della critica d'arte e delle direzioni museali, di sovrintendenza e anche ministeri la presenza femminile sta diventando anzi maggioritaria.
La pubblicazione di un denso volume di Martina Corgnati aggiunge un nuovo, importante contributo, ed è lo spunto per queste osservazioni. Si può serenamente dire che almeno fino alle soglie del ventesimo secolo le presenze femminili fra gli artisti erano del tutto episodiche ancorché talvolta molto affascinanti; se è giusto ricordare il ruolo importante svolto da qualche grandissima donna nel campo del mecenatismo (si tratta ovviamente per lo più di regnanti, come ad esempio la marchesa Isabella d' Este, la regina Cristina di Svezia o la zarina Caterina II), del tutto assenti risultano scritti femminili nell'ambito delle ricerche storico-artistiche e della trattatistica.[1]
Fonte: http://goo.gl/C2V9Gh http://goo.gl/Qqwqls
[1] L'insieme dei trattati relativi a una data disciplina, anche relativamente a una sola epoca…